— «Difenditi» — gli disse.
L'avversario alzò le mani e si mise in posizione.
Stando così, l'uno di fronte all'altro, non presentavano nessuna apparente disparità; al contrario, si rassomigliavano come due fratelli.
Lo straniero aveva sulle labbra un sorriso fiducioso, mentre il volto di Ben Hur esprimeva una serietà ed una risoluzione, che avrebbero suonato avvertimento e minaccia a chi avesse meglio conosciuto la sua abilità.
Entrambi sapevano che il combattimento era mortale.
Ben Hur fece una finta con la mano destra. Lo straniero parò, avanzando leggermente il braccio sinistro. Prima ch'egli potesse ritornare alla posizione di guardia, Ben Hur gli afferrò il polso con una stretta che gli anni passati al remo avevano reso terribile come una morsa. La sorpresa fu completa.
Scagliarsi innanzi, spingere il braccio imprigionato sotto il mento dell'avversario, e sopra la spalla destra, quindi far girare l'uomo in modo che presentasse il fianco sinistro senza difesa, assestargli un pugno — un pugno solo — sul collo nudo, sotto l'orecchio, — fu l'affare di pochi secondi. Il sicario precipitò a terra, pesantemente, senza un grido, e giacque immobile.
Ben Hur si volse a Thord.
— «Ah! Che? Per la barba d'Irmino!» — gridò questi, attonito, alzandosi. Poi rise.
— «Ah, ah, ah! Non avrei potuto farlo meglio io stesso.» —