Egli osservò Ben Hur tranquillamente dalla testa ai piedi, e lo fronteggiò con aperta ammirazione.

— «È il mio colpo — il colpo che per dieci anni praticai nelle scuole di Roma. — Tu non sei Ebreo. Chi sei?» —

— «Conoscesti Arrio, il duumviro?» —

— «Quinto Arrio? Sì, egli era mio patrono.» —

— «Egli aveva un figlio.» —

— «Sì,» — disse Thord, mentre il suo volto abbrutito fu illuminato da un lampo di gioia. — «Io conobbi il ragazzo; egli sarebbe diventato il Re dei gladiatori. Cesare gli offerse il suo favore. Io gl'insegnai quello stesso colpo che tu hai eseguito su costui, — un colpo impossibile tranne ad un pugno e ad un braccio come i miei. Mi ha valso più d'una corona.» —

— «Io sono il figlio di Arrio.» —

Thord si avvicinò, e lo esaminò con attenzione; poi i suoi occhi azzurri sfavillarono di schietta compiacenza, e, ridendo, gli tese la mano.

— «Ah, ah, ah! Egli mi disse che troverei un Giudeo — un cane di un Giudeo — ammazzando il quale avrei servito gli Dei!» —

— «Chi te lo disse?» — chiese Ben Hur, stringendogli la mano.