Tirzah alzò le braccia al cielo e supplicò, lamentandosi:
— «Dammi dell'acqua, mamma, un po' d'acqua! Anche una goccia sola mi basterebbe!» —
La madre si guardò attorno confusa ed impotente a soddisfarla.
Ella aveva nominato Dio così spesso; aveva promesso in nome suo, ed ora le sembrava che il ripetere la preghiera sarebbe stato uno scherno.
Un'ombra passò davanti alla feritoia, oscurandole la luce fioca, ed ella pensò alla morte che si avvicinava sempre più e l'attendeva mentre la sua fede andava man mano scemando.
Inconscia delle sue azioni, parlando come un automa perchè essa doveva parlare per confortar la figlia, disse di nuovo:
— «Abbi pazienza, Tirzah; vengono; son quasi qui.» —
Le parve di udire un rumore proveniente dalla cella vicina, la loro unica comunicazione col mondo esterno. Infatti non s'era sbagliata.
Dopo un minuto o due il grido del forzato risuonò attraverso la cella.
Anche Tirzah lo sentì ed entrambe si alzarono tenendosi per mano.