Egli giunse alfine alla casa di suo padre. Fra quelli che leggono queste pagine vi sarà chi indovinerà i sentimenti dai quali era invaso il giovane. Alcuni avranno avuto case nelle quali vissero felici nella loro gioventù, paradisi donde partiron con gioia infantile colle lagrime agli occhi, e cui tornerebbero: luoghi di risa e di canti, di amicizie più care di tutti i trionfi della vita.
Alla porta settentrionale della vecchia casa Ben Hur si fermò.
La ceralacca adoperata per sigillare l'uscio si vedeva ancora, e attraverso le imposte v'era un asse con scritto:
PROPRIETÀ DELL'IMPERATORE
Nessuno vi era uscito od entrato dal giorno terribile della separazione. Doveva egli bussare come per l'addietro? Era inutile, egli lo sapeva; pure non poteva resistere alla tentazione. Amrah potrebbe udire, e guardare da una di quelle finestre o da qualche porta. Prendendo un ciottolo, montò sul largo gradino di pietra e picchiò tre volte. Un eco lenta rispose. Egli picchiò una seconda volta più forte di prima; e poi ancora, fermandosi ogni volta per ascoltare. Nessun suono ruppe il silenzio. Ritornando sulla strada egli guardò attentamente le finestre; anch'esse erano mute e senza vita. Il parapetto del tetto spiccava chiaramente nel cielo illuminato; nulla avrebbe potuto muoversi senza che egli se ne fosse accorto, e nulla realmente si mosse.
Dal lato settentrionale egli passò all'ovest, ove s'aprivano quattro finestre che guardò a lungo ed ansiosamente, ma con lo stesso risultato. Certe volte il suo cuore si gonfiava di desiderî impotenti; certe altre tremava innanzi alle illusioni della sua fantasia. Amrah non fece alcun cenno; neppure un fantasma si mosse.
Silenziosamente, allora, egli si avvicinò alla facciata meridionale. Anche là la porta era sugellata e recava la medesima soprascritta. L'armonioso splendore della luna di agosto, apparendo sulla cresta dell'Oliveto, poi chiamato Monte dell'Offesa, faceva risaltare le parole, ed egli le lesse, in preda a un'ira muta e impotente. Tutto ciò che egli poteva fare, era di strappare l'asse dall'inchiodatura, e di lanciarla nel fosso; poi si sedette sul gradino, e pregò Dio affinchè affrettasse la venuta del nuovo Re. Questo sfogo lo rese più calmo; a poco, a poco cedette alle fatiche del lungo viaggio, compiuto sotto la sferza del sole; chinò la testa lentamente e si addormentò di un sonno profondo.
Poco dopo, due donne discesero la strada nella direzione della Torre di Antonia, avvicinandosi alla casa dei Hur. Esse avanzavano furtivamente, con passi timidi, fermandosi ogni tanto per ascoltare. All'angolo del fabbricato una si rivolse all'altra, e disse a bassa voce:
— «Eccoci, Tirzah.» —
E Tirzah, dopo aver guardato intorno a sè, afferrò la mano della madre, e vi si appoggiò pesantemente, singhiozzando, senza profferire una parola.