— «Andiamo innanzi, figlia mia, perchè....» — la madre esitò e tremò; poi sforzandosi d'essere calma, continuò — «perchè quando spunterà il giorno, ci cacceranno dalle porte della città che si chiuderanno per sempre dietro di noi.» —

Tirzah si lasciò cadere sulle pietre.

— «Ah, sì!» — ella disse fra i singhiozzi; — «Dimenticavo. Credevo di andare a casa. Ma siamo lebbrosi, e non abbiamo casa; apparteniamo ai morti!» —

La madre si abbassò e la sollevò teneramente, dicendo:

— «Non abbiamo nulla a temere. Andiamo avanti.» —

E in verità, alzando semplicemente le loro mani, esse avrebbero messo in fuga una intera legione.

Avanzandosi pian piano, rasente alla muraglia, procedettero come due fantasmi, sinchè arrivarono alla porta, davanti alla quale esse pure si fermarono. Vedendo l'asse, montarono sul gradino, e lessero la scritta:

Questa è proprietà dell'Imperatore

Allora la madre giunse le mani, e con gli occhi rivolti al Cielo, gemette con indicibile angoscia.

— «Che cosa c'è mamma? Tu mi spaventi!» —