Ma il desiderio della madre era forte. Lanciando uno sguardo indietro ed in alto verso le finestre, entrò nell'area illuminata attirando seco Tirzah; allora apparve in tutto il suo orrore la loro afflizione — le labbra e le gote screpolate, gli occhi cisposi, le mani scarne; le ciocche di capelli indurite da una materia ripugnante, e, come le loro ciglia, spaventosamente bianche. Nè era possibile il poter dire quale fosse la madre, e quale la figlia; ambedue sembravano vecchie e cadenti.
— «Zitto!» — fece la madre — «V'è qualcuno coricato sul gradino — un uomo. Facciamo il giro e avviciniamoci.» — Esse attraversarono la strada, rapidamente, e tenendosi nell'ombra, proseguirono fin davanti alla porta, ove si fermarono.
— «Egli dorme, Tirzah!» —
L'uomo rimaneva immobile.
— «Rimani qui, mentr'io tenterò d'aprire la porta.» —
Così dicendo la madre s'avvicinò cautamente, senza far rumore, e toccò l'uscio. Non ebbe il tempo d'accertarsi se avrebbe ceduto, perchè, in quel momento, l'uomo sospirò, e, voltandosi inquietamente, mosse il fazzoletto che gli avvolgeva il capo, scoprendo il suo viso che apparve chiaramente illuminato dai raggi della luna. Ella lo guardò e trasalì; guardò di nuovo, curvandosi lievemente, e giunse le mani e alzò gli occhi al cielo, in muto appello. Rimase un istante così, poi corse da Tirzah.
— «Come è vero che esiste Dio, quell'uomo è mio figlio, è tuo fratello!» — sussurrò sommessamente.
— «Mio fratello? Giuda?» —
La madre le afferrò la mano con veemenza.
— «Vieni» — ella disse, sempre a voce bassa e concitata: — «andiamo a guardarlo insieme — ancora una volta, una volta sola — poi, o Dio, aiuta i tuoi servi!» —