Si alzò ed andò ad incontrarle, prendendo con sè il canestro e l'anfora. L'allarme al pozzo scemò subitamente.

— «Che sciocca,» — disse una ridendo, — «che sciocca, dare del buon pane ai lebbrosi!» —

— «E pensare che è venuta fin qui a bella posta, — osservò un'altro, — io almeno avrei aspettato d'imbattermi in loro casualmente davanti alla porta.» —

Amrah animata da più elevati sentimenti, procedette. Se si fosse sbagliata! E più si avvicinava, più sentiva un nodo stringerle la gola, e diventava confusa ed esitante. A quattro o cinque passi dal luogo ov'erano le donne, si fermò. Dio! era dunque quella la padrona ch'ella amava? la mano della quale ella aveva baciato così spesso in segno di gratitudine? La sua immagine era un giorno per lei il più puro tipo di bellezza matronale, tipo ch'ella serbava fedelmente nella memoria! e quella Tirzah ch'ella aveva allevata da bambina, della quale aveva calmati i dolori, aveva divisi i passatempi infantili, era mai quella la sorridente, la dolce Tirzah, il conforto della casa, la benedizione promessa alla sua vecchiaia? La sua padrona, il suo tesoro? L'anima della donna trasalì a quella vista.

— «Queste sono vecchie,» — ella disse tra sè. — «Io non le ho mai vedute. Tornerò indietro.» —

E si voltò.

— «Amrah!» — disse una delle lebbrose.

L'Egiziana, lasciò cadere l'anfora, e guardò indietro, tremando.

— «Chi mi chiama?» — domandò ella.

— «Amrah!» —