— «In un solo posto esse possono essere!» —
Malluch s'interpose ed ottenne, dopo molti sforzi, che la direzione delle ricerche fosse affidata a lui. Andarono insieme alla Porta davanti alla Collina del Cattivo Consiglio, dove mendicavano i lebbrosi. Là essi stettero tutto il giorno facendo elemosine, e così continuarono per tutto il resto del quinto mese e per tutto il sesto sempre infruttuosamente. La spaventevole città sulla collina fu frugata in ogni angolo dai lebbrosi eccitati dalle laute ricompense offerte. Anche la vecchia tomba fu invasa e i suoi ospiti furono assaliti di domande, ma essi si guardarono bene dal rivelare il proprio segreto.
Il tentativo di Ben Hur quindi fallì. E finalmente, la mattina del primo giorno del settimo mese giunse informazione che, poco tempo prima, due donne, infette di lebbra, eran state scacciate e sospinte fuor della città, alla Porta dei Pesci, dalle guardie. Proseguendo nelle indagini e facendo confronto di date, Ben Hur s'accertò che le due infelici eran proprio quelle cercate da lui. Una triste conclusione derivò da questa sicurezza. Ove si trovavan adesso le sventurate? Che era avvenuto di loro?
Non bastava che fossero lebbrose — pensava il figlio con quell'amarezza che il lettore può immaginare — non bastava! Erano anche state scacciate dalla città natìa! Sua madre era morta! morta abbandonata!
Tirzah era morta! Egli solo era in vita. E perchè? Per quanto ancora, o Dio, per quanto ancora sarebbe durata questa Roma?
Pieno d'ira, senza speranza, ardente del desiderio di vendetta, entrò nella corte del Khan e la trovò piena di gente arrivata durante la notte. Mentre faceva la sua prima colazione ascoltò i discorsi dei vicini, ed in ispecie quelli di alcuni giovani, forti e robusti, che il modo di discorrere rivelava provinciali. L'aspetto maschio e vigoroso, del loro viso, la posa del capo, lo sguardo dell'occhio, rivelavano una vivacità ed una tenacia che non eran comuni al basso popolo di Gerusalemme. Traspariva nei loro modi un brio che, secondo alcuni, era l'effetto di una vita sana condotta in paesi montuosi, ma che potremmo attribuire, con più sicurezza, al regime di libertà che godevano. Erano Galilei venuti in città per varie ragioni, ma, in primo luogo, per prendere parte alla Festa della Tomba, fissata per quel giorno. Essi divennero tosto per lui oggetti di interesse, perchè provenivano da una regione in cui sperava di trovar pronto appoggio al compito che stava per assumersi.
Mentre li stava osservando, la sua mente riandava velocemente le imprese eroiche possibili ad una legione composta di tali soldati, addestrati nella severa disciplina Romana, un uomo entrò nella corte. Aveva il viso rosso come per fuoco, e gli occhi scintillanti rivelavano una certa agitazione.
— «Che cosa fate» — chiese ai Galilei. — «I Rabbini e i principali fra i nostri vanno al Tempio a veder Pilato. Venite. Fate presto. Andremo anche noi con loro.» —
Subito tutti lo circondarono.
— «A veder Pilato? E che cosa farà Pilato?» —