CAPITOLO VI.

La mattina del primo giorno del settimo mese, — Tishri in Ebraico, ottobre in italiano — Ben Hur si alzò dal letticciuolo nel Khan, di pessimo umore. Dopo l'arrivo di Malluch poco tempo era stato perduto in chiacchiere. Egli aveva cominciate le sue ricerche alla Torre di Antonia, andando audacemente, per via diretta, al tribuno. Gli spiegò la storia dei Hur e i particolari dell'accidente toccato a Grato, facendo risaltar l'innocenza dei condannati.

Scopo della ricerca era di scoprire se alcuno della disgraziata famiglia fosse vivo e di portare una supplica a Cesare, pregandolo di restituire ai superstiti i beni e i diritti civili. Tale supplica, Malluch non ne dubitava, avrebbe determinata un'inchiesta per ordine imperiale, dalla quale gli amici della famiglia non avevan ragione di temere. In risposta, il tribuno espose, con tutti i ragguagli, come avesse scoperta la prigione delle due donne nella Torre, e lesse il verbale che egli aveva fatto stendere intorno all'accaduto.

Malluch ottenne che se ne facesse una copia e quindi corse con essa da Ben Hur.

Sarebbe vano descrivere l'effetto che produsse la terribile storia nel giovine. Il suo dolore non si sfogò in lagrime o in grida; era troppo profondo per prorompere in manifestazioni rumorose. Egli rimase seduto e silenzioso per un pezzo, col viso pallido ed il cuore affranto da pensieri che lo torturavano e che ogni tanto si esprimevano con parole tronche e dette sotto voce.

— «Son lebbrose! son lebbrose! — Esse — mia madre — Tirzah — sono lebbrose! mio Dio!» —

Era in preda allo strazio più vivo; quindi prese il sopravento l'idea della vendetta.

Si alzò e disse frettolosamente:

— «Debbo andar in cerca di loro. Potrebbero esser moribonde.» —

— «Dove andrai a cercarle?» —