— «Ti do la benedizione dell'assetato» — ella rispose; — «e ti offro in cambio un pezzo di pane proveniente dal forno della città, spalmato con del burro fresco degli opulenti prati di Damasco.» —
— «Un boccone raro! Proseguiamo.» —
Ben Hur si mise alla testa della comitiva con la sua guida, poichè il celere passo del cammello impediva ogni conversazione prolungata. Dopo un po' la compagnia giunse ad una gora che rimontò tenendo la sponda destra. Il letto era molle per recenti pioggie ed abbastanza ripido. Di quando in quando si allargava; le rive si facevano rocciose e l'acqua scorreva rumorosa fra larghi macigni, o precipitava fra nubi di spuma in piccole cataratte.
Finalmente, attraverso uno stretto passaggio, i viaggiatori penetrarono in una deliziosa valletta, che ai loro occhi abituati alla sterile e gialla distesa del deserto, appariva un Paradiso terrestre. Qui l'acqua del torrente si diramava in tanti canaletti, serpeggianti ed intrecciantisi fra isole di verdura e gruppi di canne. Alcuni leandri provenienti dalle profondi valli del Giordano, rallegravano coi lora fiori la piccola valle, sulla quale sembrava vegliare in regale attitudine un'unica palma altissima. Le pareti della valle erano coperte di viti. A sinistra, sorgeva una rupe sporgente sopra un boschetto di gelsi, i quali rivelavano, con la loro verzura, la presenza della fonte cercata dai viaggiatori. A questa li condusse la guida, noncurante dei cinguettii delle pernici e d'altri uccelli dai colori smaglianti, che svolazzavano spaventati dai loro nascondigli.
L'acqua scaturiva da un'apertura scavata nella rupe, che una mano esperta aveva allargato in forma di arco. Scolpita su questa, in grandi lettere Ebraiche, v'era la parola: Dio. L'incisore doveva senza dubbio essersi lì fermato per vari giorni, e, come segno di gratitudine per l'acqua bevuta, vi aveva impresso il nome del Signore.
Dall'arco il ruscello scorreva veloce sopra un grande macigno ricoperto di muschio verdissimo e si gettava quindi in uno stagno trasparente come vetro, per poi fuggire fra verdi sponde e gruppi d'alberi, e scomparire nella sabbia asciutta. Solo pochi e stretti sentieri si distinguevano sull'orlo dello stagno, e tutto il terreno all'intorno non rivelava presenza di uomini. I cavalli, pel momento, furono lasciati liberi, e l'Etiope aiutò Balthasar ed Iras a discendere; dopo di che il vecchio, voltando il suo viso verso levante, incrociò riverentemente le mani sul petto e pregò.
— «Portami una tazza» — disse Iras, con impazienza dal baldacchino. Lo schiavo estrasse un bicchiere di cristallo e glielo porse; essa disse poi a Ben Hur:
— «Io sarò il tuo coppiere alla fontana.» —
Entrambi si avviarono allo stagno. Egli avrebbe voluto attingere l'acqua per lei, ma essa rifiutò la sua offerta, immerse la tazza, e ve la tenne sin quando fu fresca e ricolma d'acqua; quindi gli offrì il primo sorso.
— «No» — egli disse, respingendo la mano graziosa, e non vedendo altro che i grand'occhi mezzo nascosti dalle inarcate ciglia — «ti prego, questo è mio dovere!» —