Essa insistette.
— «Nel mio paese, o figlio di Hur, v'è un proverbio che dice: — «Meglio essere coppiere d'un uomo fortunato, che essere ministro di un Re.» —
— «Fortunato?» — chiese egli.
La voce, gli occhi svelavano la sua sorpresa, ed essa rispose prontamente:
— «Gli Dei ci si rivelano amici dandoci a testimonio un segno del loro potere. Non fosti tu vincitore al Circo?» —
Egli sentì le guancie imporporarsi.
— «Questo è un segno; ce n'è un'altro. Tu hai battuto un Romano in un combattimento alla spada.» —
Egli si fece rosso fino alla radice dei capelli, non tanto per il trionfo in sè, quanto per l'orgoglio ch'egli provava nel pensare ch'essa aveva seguito con tanto interessamento le varie vicende della sua vita. Ma subito, alla gioia, tenne dietro una riflessione.
Egli sapeva che la fama di quel combattimento si era sparsa in tutto l'oriente, ma il nome del vincitore era conosciuto solo da pochi.
Ne aveva fatto parte solo a Malluch, Ilderim e Simonide. Potevano essi aver confidato il segreto ad una donna? La meraviglia ed il piacere lottavano in lui, ed osservando il suo smarrimento, essa si alzò e disse tenendo la coppa sopra lo stagno.