— «Sei una buona figliuola, sì, una buona figliuola, come lo era tua madre» — mormorò il vecchio, facendosi pensoso; dopo qualche istante continuò:

— «Che Iddio mi perdoni, ma son d'avviso che l'amor tuo non sarebbe vano, s'io avessi conservato tutto quanto era in mio possesso, com'era pure in mia facoltà di fare. Grande è la potenza del danaro!» —

— «Sarebbe stato peggio per me se tu l'avessi fatto, poichè allora sarei indegna d'un suo sguardo e non potrei essere orgogliosa di te. Non vuoi ora che legga?» —

— «Un momento» — esclamò, — «lascia che a fin di bene, figliuola mia, ti faccia conoscere il male in tutta la sua estensione. Valutandolo meco, può darsi che ti sembri meno terribile. Il suo cuore, Ester, è impegnato.»

— «Lo so,» — fece ella tranquillamente.

— «L'Egiziana lo ha colto nella sua rete,» — continuò Simonide, — «essa ha tutta l'astuzia della sua razza aggiunta alla bellezza che affascina. Molta bellezza e molta astuzia, ma, come le altre sue pari, poco cuore. La figlia che disprezza il proprio padre non può fare la felicità del marito.» —

— «Merita essa quest'accusa?» —

— «Balthasar,» — proseguì Simonide, — «è uomo saggio, singolarmente dotato per un Gentile, e la sua fede lo nobilita: eppure sua figlia lo deride. La udii io stesso ieri, parlando di lui, uscire in queste parole: — «Le follìe della gioventù sono perdonabili, ma nulla è ammirabile nei vecchi all'infuori della saggezza, e quando questa se n'è andata, il meglio ch'essi possano fare è di morire.» —

Parole crudeli, degne d'un Romano.

Io, vedi, le applicai a me stesso, ben sapendo come non sia da me lontana quella debolezza ch'ella rinfaccia al padre suo.