— «Bella Egiziana» — replicò il negoziante, chinando il capo con gravità cortese, vostro padre è tal uomo da non ritenersi offeso s'egli mi udisse dire che la sua scienza persiana è la parte minima della sua saggezza.» —

Iras sorrise ironicamente.

— «Parlando da filosofo, come me ne date l'esempio,» — rispose, — «una parte minima suppone necessariamente una parte maggiore. Ora ditemi di grazia quale stimate voi essere la parte maggiore di quella rara qualità che vi piace attribuirgli?» —

Simonide le lanciò uno sguardo severo.

— «La pura saggezza si rivolge sempre a Dio; la più pura saggezza è la conoscenza di Dio, e io non conosco nessuno che la possegga in grado più elevato, o che meglio la manifesti nella parola o negli atti, del buon Balthasar.» — E per troncare il discorso alzò la coppa e sorseggiò.

L'Egiziana, un po' stizzita, si volse ad Ester.

— «Un uomo che ha dei milioni in serbo e possiede flotte di navi, non può comprendere in quali cose noi povere donne troviamo diletto. Lasciamolo. Là presso al muricciolo potremo conversare.» —

Si avvicinarono al parapetto e si fermarono proprio al punto ove, anni prima, Ben Hur aveva smosso quel coccio di tegola, che era caduto sulla testa di Grato.

— «Non sei mai stata a Roma?» — chiese Iras trastullandosi negligentemente con uno dei braccialetti che si era tolto dal braccio.

— «No» — rispose timidamente Ester.