Non v'era una sola parola per lei, neppure un saluto! Eppure non sarebbe stata gran cosa l'aggiungere — «La pace sia anche coi tuoi.» — Per la prima volta in vita sua provò il morso della gelosia.
— «L'ottavo giorno» — ripetè Simonide, — «l'ottavo giorno; e questo, Ester, è....» —
— «Il nono» — rispose la figlia.
— «Allora potrebbe essere già a Bethania.» —
— «E forse potremo vederlo questa stessa sera,» — soggiunse essa, dimenticando per un'istante il proprio disinganno nella gioia di quella prospettiva.
— «Può darsi, può darsi! Domani è la festa del pane azzimo e probabilmente vorrà assistervi; vedremo fors'anche il Nazareno; sì, forse li vedremo entrambi, Ester.» —
In quel punto comparve il servo col vino e l'acqua. Ester servì il padre, e, mentre era così occupata, Iras si presentò sul terrazzo.
Agli occhi dell'Ebrea, l'Egiziana non era mai parsa così bella come in questo momento.
Le sue vesti leggiere come veli le svolazzavano intorno, e l'avviluppavano come in una nuvoletta di nebbia; la fronte, il collo e le braccia scintillavano per i grossi gioielli tanto in uso presso il suo popolo. Ilare il volto, esultante in ogni movimento della persona, compresa della propria bellezza, ma senza affettazione, tale era Iras. Ester al vederla si sentì una stretta al cuore e si fece più vicina al padre.
— «Pace a voi, Simonide, e pace alla vezzosa Ester,» — incominciò la giovane Egiziana. — «Voi mi rammentate, messere, sia detto senz'offendervi, quei preti di Persia che al declinar del giorno salgono in cima al Tempio per rivolgere le loro preghiere al sole che tramonta. Se non ne conoscete il rito lasciatemi chiamar mio padre, egli è versato nella magìa.» —