— «I Greci lo chiamerebbero filosofo» — osservò Iras.

— «No, figliuola» — fece Balthasar — «i filosofi non hanno mai posseduto una tale facoltà.» —

— «Come sai tu che quell'uomo la possiede?» —

Ben Hur rispose senza esitare. — «Lo vidi cambiar l'acqua in vino.» —

— «Strano, stranissimo» — mormorò Simonide — ma quello che a me sembra più meraviglioso ancora, si è ch'egli preferisca rimaner povero, mentre potrebbe essere ricco. È egli poi tanto povero?» —

— «Non possiede nulla e non invidia i beni di alcuno, anzi, compiange i ricchi, — Ma andiamo avanti. Che direste voi, se vedeste un uomo moltiplicare sette pani e due pesci in tale quantità da satollare cinquemila persone e avanzargli ancor piene le ceste?» —

— «L'hai tu veduto far questo?» — chiese Simonide.

— «Sicuro, e mangiai io stesso di quei pani e di quei pesci. Ma c'è del più meraviglioso ancora:» proseguì il narratore — «Che direste voi d'un uomo, dotato della virtù di guarire gli ammalati, al punto, che col solo toccar loro un lembo della veste, e anche semplicemente col volger loro la parola da lontano, ottiene la loro guarigione? Anche questo io vidi, non una volta, ma ripetutamente.

All'uscire della città di Gerico due ciechi lungo la via chiamarono il Nazareno; egli toccò loro gli occhi ed essi videro. Gli fu portato un paralitico incapace di muoversi; egli pronunciò semplicemente le parole: — Vanne alla tua casa — e l'uomo se n'andò guarito. Che dite di queste cose?» —

Il negoziante non sapeva che cosa rispondere.