— «Nella tua bontà, madre, dimentichi che cosa noi siamo. Quello straniero ci fuggirà dopo aver imprecato contro di noi, se pur non ci prenderà a sassate.» —
— «Vedremo.» —
Era tutto quanto essa poteva rispondere, ben sapendo la povera madre quale trattamento veniva riservato dai suoi concittadini ai poveri lebbrosi.
Come già dicemmo, la strada sul ciglio della quale stavano aggruppate le tre donne, non era che un sentiero formatosi naturalmente dal passaggio dei viandanti, e serpeggiante fra cumuli di pietra calcarea. Se quello sconosciuto seguiva il sentiero, non poteva mancare di trovarsi faccia a faccia colle tre infelici. Così avvenne infatti.
Egli continuò sul sentiero finchè fu a portata d'udire il grido che la legge obbligava i lebbrosi ad emettere. La vedova s'era scoperta il capo e gridava: — «Siamo infette, siamo infette!» —
Con sua infinita sorpresa, lo sconosciuto non si fermò, ma venne tranquillamente a loro.
— «Che volete?» — chiese egli quando si trovò a soli quattro passi di distanza da loro.
— «Tu vedi il nostro stato. Sta in guardia» — disse la vedova.
— «Donna, io sono messaggero di colui il quale non ha che a parlare una volta a gente come te per guarirla. Non ho paura.» —
— «Il Nazareno?» —