Nè gli argomenti di Balthasar, nè i miracoli compiuti in sua presenza avevano mai sortito l'effetto di porre così spiccatamente in rilievo la contestata natura del Nazareno. Dopo tutto, il miglior modo per arrivare alla percezione di ciò che è divino, è lo studio di ciò che è umano. Nelle cose che trascendono l'intelligenza umana possiamo sempre riprometterci di trovar Dio. Così, nella descrizione fatta dall'Egiziana della scena in cui il Nazareno volse le spalle alla Porta Magnifica, l'azione principale rimaneva affatto inesplicabile se la si considerava da un punto di vista puramente umano. Come parabola rivolta ad un popolo amante di parabole, quell'atto insegnava ciò che Cristo aveva così spesso affermato, e cioè che la sua missione non era politica. Questi pensieri attraversarono con la rapidità di un baleno la mente di Ben Hur, ma allo stesso tempo si radicarono fermamente nel suo cuore. Gli sembrò di vedere l'uomo dal volto dai capelli femminei farsi vicino a lui, piangendo, — abbastanza vicino per lasciare una traccia del suo spirito dietro di sè.

— «Figlia di Balthasar,» — egli disse con dignità. — «Se questo è il giuoco di cui tu parlavi, prendi pure la corona, — essa è tua. Ma bastino le vane ciancie, e veniamo ad una conclusione. Che tu hai uno scopo, sono certo: esponilo, ed a questo io darò risposta; poi lasciamoci, e ciascuno vada per la sua strada. Parla: io ti ascolto.» —

Essa lo fissò con occhio intento, forse misurando la forza della sua volontà, poi disse, freddamente:

— «Tu hai il mio permesso — va.» —

— «La pace sia con te» — egli rispose.

Quando stava per passare sotto alla portiera, essa lo richiamò.

— «Una parola!» —

Egli si arrestò dov'era e la guardò.

— «Hai riflettuto a ciò ch'io so sul conto tuo?» —

— «O bellissima Egiziana» — egli disse, ritornando indietro, — «che cosa sai mai degli affari miei?» —