Spogliandosi della lunga sopraveste e del fazzoletto da capo, che gettò sopra il muro dell'orto, egli rincorse la processione e si mescolò con essa. Facendosi strada faticosamente fra la calca, pervenne alla fine presso all'uomo che teneva i capi della corda con cui il prigioniero era legato.

Il Nazareno camminava lentamente, con la testa piegata, le mani annodate dietro la schiena; i capelli piovevano con disordine sopra il suo viso, e la curva delle spalle era più accentuata del solito. Apparentemente era inconscio di quanto avveniva intorno a lui. Lo precedevano, di pochi passi, sacerdoti e patriarchi, che discorrevano animatamente fra loro e di tanto in tanto si voltavano indietro. Quando arrivarono sul ponte sopra la gora, Ben Hur prese la corda di mano allo schiavo, e si avvicinò al Nazareno.

— «Maestro, maestro!» — egli sussurrò frettolosamente. — «M'odi, Maestro? Una parola — una parola. — Parla!» —

L'uomo della corda la pretendeva violentemente.

— «Dimmi,» — continuò Ben Hur — «vai tu con questi uomini di tua libera volontà?» —

Il popolo lo attorniava iracondo e gli urlava nelle orecchie:

— «Chi sei tu? Che cosa vuoi?» —

— «O Maestro» — proseguì Ben Hur, con voce piena di angoscia. — «Io sono un tuo amico e seguace. Dimmi, ti supplico: se io ti porto aiuto, lo accetterai?» —

Il Nazareno non alzò il capo, nè diede alcun segno di avere inteso. Ma una voce sussurrava a Ben Hur giustificando questo silenzio: — «Lascialo stare» — essa sembrava dirgli. — «I suoi amici lo hanno abbandonato; il mondo lo ha rinnegato; nell'amarezza del suo cuore egli ha detto addio agli uomini; egli va verso un destino ignoto, e non gli importa di conoscerlo. Lascialo stare.» —

Ben Hur dovette desistere. Una ventina di pugni erano tesi contro di lui da ogni parte. La plebaglia urlava: — «Egli è uno dei suoi amici! Ammazzatelo! — a morte, a morte!» —