— «Padre, perdona ad essi, perchè non sanno quello che fanno.» —
La croce, innalzata sopra tutti gli altri oggetti vicini, risaltava nera contro lo sfondo del cielo, e al suo apparire fu accolta con un urlo di gioia selvaggia. Tutti quelli che potevano vedere e leggere l'inscrizione sull'asse, sopra il capo del Nazareno, la ripetevano ad alta voce, e passando di bocca in bocca fino agli estremi confini della folla, tosto, tutta l'aria risuonò del grido beffardo e fatidico — «Re degli Ebrei! Salve, Re degli Ebrei!» —
Il pontefice, con più fine intuito, comprese quale significato si sarebbe potuto dare all'iscrizione, e protestò affinchè la levassero, ma invano. Così il Re, col titolo che gli era dovuto, guardò con gli occhi moribondi la città dei suoi padri, tranquillamente stesa ai suoi piedi, essa — che con tanta ignominia lo aveva cacciato e rinnegato.
Il sole era già alto in cielo, e i suoi raggi ardenti tingevano d'oro le sommità delle colline, e di porpora le vette delle montagne lontane. Nella città, i templi, i palazzi, le torri, le guglie ed i pinnacoli sembravano sollevarsi orgogliosamente verso il cielo, consci del loro splendore e della loro inarrivabile magnificenza. Improvvisamente un leggiero velo sembrò scendere dall'alto e avviluppare la terra, dapprima come un impercettibile svanire del giorno, indi come un crepuscolo precoce; poi si fece più denso e cominciò ad attirare l'attenzione degli spettatori, sì che tacquero le grida e si spensero le risa, e gli uomini, dubitando dei loro sensi, si fissavano in viso l'un l'altro; poi guardarono di nuovo il sole, poi le montagne che sembravano allontanarsi, e il cielo che l'ombra cominciava a coprire, poi la collina dove si svolgeva il triste dramma. Dall'uno all'altro oggetto si volgevano i loro sguardi, attoniti, pieni di una ignota paura.
— «Non è che un po' di nebbia, o una nube passeggiera» — disse Simonide, cercando di calmare Ester, che s'era spaventata. — «Passerà quanto prima.» —
Ben Hur la pensava diversamente.
— «Non è nebbia, nè una nuvola» — egli disse. — «Gli spiriti dell'aria, i santi ed i profeti, cercano di nascondere l'obbrobrio di questa scena. Io ti dico, o Simonide, che com'è vero che esiste Dio, quello che pende colà è il figlio di Dio.» —
E mentre Simonide rifletteva, stupito, sopra quelle parole, Ben Hur si avvicinò a Balthasar, inginocchiato lì presso, e gli pose una mano sulla spalla.
— «O saggio Egiziano, ascolta! Tu solo avevi ragione! Il Nazareno è davvero il Figlio di Dio.» —
Balthasar rispose con voce fioca: — «Io lo vidi tenero fanciullo nella greppia; non è strano ch'io l'abbia riconosciuto prima di te. Ma perchè doveva io vedere questo giorno? Oh se fossi morto come i miei compagni! Felice Melchiorre! Felice Gaspare!» —