Gli spettatori rimasero stupiti, e nel silenzio che seguì, il secondo malfattore parlò ancora, rivolgendosi al Nazareno:

— «O Signore,» — egli disse — «ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!» —

Simonide trasalì. — «Quando entrerai nel tuo regno!» — Era proprio questo il dubbio che angosciava la sua mente in quell'istante, il dubbio di cui tanto aveva discusso con Balthasar.

— «Hai udito?» — gli disse Ben Hur. — «Il regno non può essere di questa terra. Quel testimonio, sulla soglia della tomba, affermò che il Re prenderà possesso del suo regno, e lo stesso ho udito io nei miei sogni.» —

— «Silenzio!» — disse Simonide, con tono imperioso. — «Taci, ti prego! Se il Nazareno rispondesse...» —

E mentre parlava, il Nazareno rispose, e con voce chiara e limpida disse:

— «Veramente io ti dico che tu oggi sarai con me in Paradiso.» —

Simonide giunse le mani e disse: — «Non più, non più, mio Dio! Le tenebre sono disperse; io vedo con altri occhi — come Balthasar, vedo con gli occhi della vera fede!» —

Finalmente il vecchio servitore aveva conseguito la meritata ricompensa. Il suo corpo rotto dalla tortura non sarebbe mai più guarito, e la memoria delle passate sofferenze rimarrebbe incancellabile; ma improvvisamente una nuova vita gli appariva, più bella di questa terrena — e il suo nome era: Paradiso. Là egli avrebbe trovato il Regno che sognava, e il Re per cui aveva lavorato. Una grande pace lo invase.

Ma fra i dottori e i sacerdoti ai piedi della croce regnava la costernazione e lo spavento. Essi avevano condannato il Nazareno per aver predicato in tutto il paese che egli era il Messia; ed ecco, che sulla croce, con maggior sicurezza che mai, non solo egli aveva riaffermato la sua missione, ma prometteva il godimento del suo regno ad un malfattore. Essi tremarono davanti alle conseguenze del loro atto. Lo stesso superbo pontefice ebbe paura. Donde traeva quell'uomo la sua convinzione se non dalla verità! E da chi la verità se non da Dio?