Il respiro del Nazareno diventava più affannoso: i suoi sospiri erano rantoli. Solo tre ore sulla croce, e stava già per morire!

La notizia corse di bocca in bocca e tutti tacquero; il vento cessò di soffiare, un'afa soffocante era nell'aria e si aggiungeva all'oscurità.

Nessuno che non lo avesse saputo, avrebbe detto che sul pendio di quella collina vi erano tre milioni di persone atterrite — così tranquille se ne stavano.

Attraverso le tenebre, sopra il capo ai più vicini, venne il grido di disperazione, se non di rimprovero del moribondo:

— «Mio Dio! Mio Dio! Perchè mi hai tu abbandonato?» —

La voce fece trasalire quanti la udirono, Ben Hur ne fu irresistibilmente commosso.

I soldati avevano portato con se un recipiente di vino e di acqua, e lo avevano collocato a poca distanza dalla croce. Con una spugna immersa nel liquido, e attaccata all'estremità di un bastone, essi potevano inumidire la lingua dei torturati. Ben Hur pensò al sorso d'acqua ch'egli aveva ricevuto alla fontana di Nazareth; un'impulso lo assalì; afferrando la spugna, la tuffò nel recipiente, e corse verso la croce.

— «Lascialo stare» — gridò il popolo con collera — «lascialo stare!» —

Senza badare alle grida, egli continuò, e bagnò le labbra al Nazareno.

Troppo tardi, troppo tardi!