— «Non te l'ho già detto? Devi diventare il mio eroe.» —
Egli non poteva scorgere il volto di lei, ma sapeva che essa scherzava. Divenne ancora più serio.
— «Tu sei molto buona, molto cara, o madre. Nessuno ti amerà più di me.» —
Le baciò e ribaciò più volte la mano.
— «Io credo di intendere perchè cerchi di evitare la mia domanda,» — continuò. — «Fin'ora la mia vita ti ha appartenuto. Come dolce, come soave è stato il tuo impero su di me! Io vorrei che durasse in eterno. Ma ciò non deve essere. È volontà del Signore che un giorno io divenga padrone di me stesso; sarà un giorno di separazione, e quindi un giorno crudele per te. Siamo serî e coraggiosi. Io sarò il tuo eroe, ma tu devi indicarmi il cammino per divenirlo. Tu conosci la legge: — «Ogni figlio di Israele deve avere una occupazione.» — Io non sono esente dalla legge, e domando ora: Devo occuparmi degli armenti, o coltivare i campi, o segar legna, o diventare dottore od avvocato? Che cosa devo essere? Cara, buona mamma, aiutami a rispondere.» —
— «Gamaliele ti ha forse tenuto un discorso,» — essa osservò, pensierosa.
— «Se è così, io non lo intesi.» —
— «Allora sei andato a passeggio con Simeone, il quale, mi dicono, eredita l'ingegno della sua famiglia.» —
— «No, io non l'ho veduto. Io sono stato sul Mercato e non nel Tempio. Ho fatto visita al giovane Messala.» —
Un certo cambiamento nella sua voce, attirò l'attenzione della madre. Un presentimento affrettò i battiti del suo cuore; il ventaglio si arrestò di nuovo.