Il Coniglio giunse all'uscio, e cercò di aprirlo, ma gli era inutile spingere la porta, perchè il gomito d'Alice era puntellato contro. Alice udì che il Coniglio diceva fra sè, "Andrò dietro la casa ed entrerò per la finestra."

"Non ci entrerai!" pensò Alice, ed attese sino a che le parve che il Coniglio fosse sotto la finestra; allora aprì d'un subito la mano come se volesse acchiappare qualche cosa nell'aria. Non afferrò nulla, ma sentì uno strillo e il rumore d'una caduta, poi un fracasso di vetri rotti, e capì che il poverino era probabilmente cascato in qualche vetrina da cetrioli o cosa simile.

Poi s'udì una voce rabbiosa—quella del Coniglio:—"Gianni! Gianni! Dove sei?" E rispose una voce ch'ella non avea mai sentita, "Eccomi qua! Stava scavando patate, illustrissimo!"

"Scavando patate!" tuonò furiosamente il Coniglio. "Vieni qua! Aiutami per uscire da questo!..." (Cricch! si sentì scricchiare il vetro).

"Dimmi Gianni, che mostruosità c'è lassù, alla finestra?"

"Poffare! gli è un braccio, lustrissimo!"

"Un braccio! va via paperone! Chi ne ha mai veduti di quella grossezza? Diamine, riempie tutta la finestra!"

"Gli è proprio così, lustrissimo: ma è un braccio bell'e buono."

"Bene, ma ei non ha niente da fare con la mia finestra; va, portalo via!"