Alice aveva appena cominciato a riflettere, "Che cosa ho da fare di questa creatura quando la porterò a casa?" allorchè grugnì di nuovo, e tanto forte, che tutta spaventata si mise a riguardarla in faccia. Questa volta non c'era più dubbio; era un porcellino bell'e buono, ed essa fu persuasa che non c'era più ragione di portarlo oltre.
Così depose quella creaturina a terra, e si sentì sollevata quando la vide trottare via quietamente verso la foresta. "Se fosse cresciuto," disse fra sè, "sarebbe stato un bruttissimo ragazzo; ma diventerà, un bellissimo porco, credo." E riandò con la memoria a certi fanciulli che conosceva, i quali potrebbero essere buonissimi porcellini, e stava per dire, "se uno conoscesse il vero modo di mutarli—" quando trasaltò un poco di paura veggendo il Ghignagatto, accoccolato sopra un ramo d'albero, a pochi metri di distanza.
Il Gatto fece soltanto un ghigno quando vide Alice. Sembra di buon umore, pensò; ciò non di meno ha le unghie troppo lunghe, ed ha troppi denti, perciò bisognerà trattarlo con molta deferenza.
"Ghignamicio," cominciò a dire con un poco di timidità, perchè non sapeva se gli piacesse quel titolo; ciò non di meno egli non fece altro che ghignare più apertamente. "Via, ci ha piacere," pensò Alice, e continuò, "Vorresti dirmi, quale via dovrei infilare da quì?"
"Ciò dipende molto dal luogo dove vorresti andare," rispose il Gatto.
"Poco importa dove——" disse Alice.
"Allora poco importa di sapere quale via dovresti prendere," soggiunse il Gatto.
"—— purchè giunga a qualche luogo," riprese Alice, come se volesse spiegarsi meglio.
"Oh certo, vi giungerai!" disse il Gatto, "sai il proverbio italiano, 'tanto cammina sino che arriva.'"
Alice sentì che quel proverbio non poteva essere contraddetto, e tentò un altra domanda. "Che razza di gente abita in questi dintorni?"