Mentre la Duchessa cantava la seconda strofa, faceva saltare il bimbo su e giù con molta violenza, e il poverino guaiva tanto che Alice appena potette udire le parole della poesia:—
"Parlo duro al mio bambino,
Lo sculaccio se starnuta,
Perchè il pepe, il malandrino,
Quando ei vuol, non lo rifiuta.
Ei ci annoia co' suoi lai!"
Coro.
"Guai! Guai! Guai! Guai!"
"Tenete! voi ve lo potrete ninnare un poco se v'aggrada!" disse la Duchessa ad Alice, buttandole il bimbo in braccio. "Bisogna ch'io vada a prepararmi per giuocare una partita a croquet con la Regina," e scappò via. La cuoca le scaraventò addosso una padella, e per poco non la colse.
Alice afferrò il bimbo ma con qualche difficoltà, perchè la era una creaturina molto strana; e le sue mani e i suoi piedi guizzavano verso tutt'i lati, "proprio come quell'animaletto marino che si chiama stella," pensò Alice. Il poverino, quando Alice lo prese, stronfiava come una macchina a vapore, e continuava a contorcersi e a stiracchiarsi, di tal che ella ebbe la maggior pena del mondo per tenerlo.
Quando la fanciulla trovò la maniera di ninnarlo a modo (e ciò consisteva nell'averlo aggruppato bene come un nodo, e afferrato all'orecchio destro e al piede sinistro, per non permettergli di sciogliersi) lo portò all'aria aperta. "Se non porto via questo bambino meco," osservò Alice, "è certo che qualche giorno l'ammazzeranno; non sarei colpevole d'un assassinio se lo abbandonassi?" Ella pronunziò le ultime parole a voce alta, e il poverino si mise a grugnire per risponderle (non starnutiva più allora). "Non grugnire," disse Alice, "non sta bene esprimersi a quel modo."
Il bimbo grugnì di nuovo, e Alice lo guardò con molta ansietà per vedere che avesse. Aveva un naso che s'arricciava troppo, e non c'era dubbio che rassomigliava più a un grugno che a un naso naturale; e poi gli occhi s'impiccolivano tanto che non pareano occhi di bambino: tutto insieme quell'aspetto non piaceva ad Alice punto, punto. "Forse singhiozzava," pensò ella, e riguardò di nuovo a' suoi occhi per vedere se vi fossero lagrime.
Ma non ce n'erano. "Carino mio, se tu ti trasformi in porcellino," disse Alice seriamente, "non voglio aver più nulla a fare con te. Bada a te dunque!" Il poverino si rimise a singhiozzare (forse grugniva, ma era difficile il distinguere), e andarono innanzi silenziosamente per qualche tempo.