Tosto giunsero vicino a un Grifone, accoccolato e dormente al sole. (Se voi non sapete che è il Grifone, guardate la vignetta.) "Su, su, pigro!" disse la Regina, "conducete questa fanciulla a vedere la Falsa-Testuggine che le farà il racconto della sua vita. Quanto a me debbo tornare indietro per fare eseguire alcune sentenze di morte;" e andò via, lasciando Alice sola col Grifone. Non piacque ad Alice l'aspetto della bestia, ma poi riflettendo che il rimaner col Grifone non era tanto pericoloso per lei quanto il rimanere con quella selvaggia Regina, stette lì, ed aspettò.
Il Grifone si levò, si stropicciò gli occhi, aspettò che la Regina sparisse totalmente e poi si mise a sghignazzare. "Che commedia!" disse il Grifone, parlando un po' a sè stesso, un po' ad Alice.
"Qual'è la commedia?" domandò Alice.
"È lei stessa," soggiunse il Grifone. "È un ruzzo che ha in testa: ma le teste non son mai mozzate per ciò. Venite!"
"Quì ognuno comanda 'Venite!'" osservò Alice, mentre lo seguiva lentamente. "Non sono stata mai così comandata in tutta la mia vita!"
Non si erano di molto inoltrati quando videro a una certa distanza la Falsa-Testuggine, che sedeva mesta e soletta sull'orlo d'una rupe, ed essendosi avvicinati un poco più, Alice sentì che sospirava come se le si spezzasse il cuore. Ella n'ebbe compassione. "Perchè si duole?" domandò al Grifone, e il Grifone rispose un po' su un po' giù come dianzi, "È un ruzzo che ha in testa, non ha dolore di sorta. Venite!"
E andarono verso la Falsa-Testuggine, che li riguardò con certi occhioni ripieni di lagrime, ma senza far motto.
"Questa fanciulla," disse il Grifone, "vorrebbe sentire la vostra storia, vorrebbe."
"Gliela racconterò," rispose la Falsa-Testuggine con voce profonda e sepolcrale. "Sedete, e non dite una parola sin che io abbia terminato."