I dodici giurati erano occupatissimi a scrivere sulle lavagne. "Che cosa fanno?" bisbigliò Alice all'orecchio del Grifone. "Non possono aver nulla da scrivere, perchè il processo non è ancora cominciato."

"Scrivono i loro nomi," bisbigliò in risposta il Grifone: "temono di scordarsene pria che il processo sarà finito."

"Sciocchi!" gridò Alice con voce disdegnosa, ma si fermò subito perchè il Coniglio bianco, sclamò, "Silenzio nel Tribunale!" e il Re inforcò gli occhiali e si mise a riguardare ansiosamente in ogni parte per vedere chi parlasse.

Alice vedeva così bene come se fosse stata dietro le loro spalle, che scrivevano "sciocchi," sulle loro lavagne: osservò altresì che uno di loro non sapeva sillabare "sciocchi," e domandava al suo vicino come dovea compitarlo. "Che ammasso di scarabocchi faranno sulle lavagne pria che il processo sia terminato!" pensò Alice.

Uno de' giurati aveva una matita che scricchiolava. Alice non la poteva soffrire, e perciò girò intorno al Tribunale, giunse alle spalle di lui e colse tosto il destro per strappargliela. Ciò fece con tale lestezza che il piccolo giurato (era Tonio, la Lucertola) non seppe che fosse della sua matita; girò quà e là per ritrovarla, ma invano, perciò dovette rassegnarsi a scrivere col dito in tutto il resto della giornata. Ciò valse poco, perchè il dito non lasciava traccia alcuna sulla lavagna.

"Usciere, leggete l'atto d'accusa!" disse il Re.

Allora il Coniglio diè tre squilli di tromba, poi aprì il ruotolo delle pergamene, e lesse così:—

"La Regina di Cuori
Fè delle torte in un bel dì d'està:
L'empio Fante di Cuori
Rubò le torte; e certo, a morte andrà!"

"Ponderate il vostro verdetto," disse il Re a' giurati.

"Non tanta fretta!" interruppe vivamente il Coniglio. "Vi son molte cose da fare prima!"