"Vieni, vieni!" gridò il Grifone, e prendendo Alice per mano, fuggì con lei, senza aspettar la fine del coro.
"Che processo?" domandò Alice, tutta affannata mentre fuggiva, ma il Grifone rispose soltanto "Vieni!" e scappava più lesto, mentre il vento portava sempre più debolmente alle loro orecchie l'eco fuggevole delle parole soavi e malinconiche:—
"Canto all'Astro di sera;
Canto la tua bon—ta ci—vile—Zuppa!"
CAPITOLO XI.
CHI HA RUBATO LE TORTE?
E giunsero; e videro che il Re e la Regina di Cuori erano seduti in trono, circondati da una gran folla composta di uccellini, di bestioline e da tutto il mazzo di carte: il Fante stava davanti, incatenato, con un soldato a destra e un altro a sinistra: presso al Re stava il Coniglio bianco con la tromba in una mano, e un ruotolo di pergamene nell'altra. Nel mezzo della corte c'era una tavola, con un gran piatto di torte le quali sembravano tanto buone che risvegliarono l'appetito ad Alice—"Vorrei che finissero presto il processo," pensò Alice, "e che ci servissero quelle buone torte!" Ma siccome non ce n'era neppure la speranza allora, ella cominciò a guardare tutt'intorno per uccidere il tempo.
Alice non era stata mai in un tribunale, ma ne avea letto alcunchè ne' libri, e fu lieta di poter chiamare per nome tutti coloro che vedea. "Quegli è il giudice," disse fra sè, "perchè porta quel gran parruccone."
E il giudice non era altro che il Re, e siccome portava la corona sopra la parrucca (guardate il frontespizio per averne un'idea), era un poco imbarazzato; certo non gli andava bene.
"E quello è il seggio de' giurati," osservò Alice, "e quelle dodici creature," (disse "creature," capite, perchè alcune erano bestie, ed altre uccelli), "credo che sieno i giurati." E ripetè queste parole un pajo di volte, fiera del suo sapere, poichè pensò, e ne avea ben d'onde, che pochissime ragazze dell'età sua sapessero ciò.