Alice non osava disubbidire, benchè fosse sicura che la reciterebbe tutt'al rovescio, e disse con voce tremante:—
"Bianca la sera appare—nel lor giardino, in fretta,
Mangiavano un pasticcio—l'ostrica e la civetta—"
"Perchè recitarci tutte coteste sciocchezze?" interruppe la Falsa-Testuggine, "se non ce le spiegate? È una vera Babelle di confusione!"
"Sì, fareste meglio di smettere," disse il Grifone, e Alice fu lieta di terminare quella filastrocca.
"Vogliamo provare un'altra figura della contraddanza de' Gamberi?" continuò il Grifone. "O preferireste invece una canzona dalla Falsa-Testuggine?"
"Oh sì, una canzona, se la Falsa-Testuggine vorrà cantarcela," rispose Alice, ma con tanta premura che il Grifone gridò con una voce di bestia offesa. "Ah! Chi può spiegare i gusti altrui? Compare, cantaci la canzona della Zuppa di Testuggine."
La Falsa-Testuggine sospirò profondamente, e con voce talvolta soffocata da singhiozzi, cantò così:—
"Astro di sera! O verdeggiante e ricca
Zuppa che fumi in concava zuppiera!
In te rapito il cucchiaion si ficca,
E ne riempie una scodella intiera!
Astro di sera! deliziosa Zuppa!
In te il mio pan s'inzuppa!
E di te canto—o Zup—pa!—
Canto all'Astro di sera;
Canto la tua bontà, civile Zuppa!
"Astro di sera! E chi sarà lo sciocco
Che a te preferirà sia pesce o caccia,
S'ei di te può comprarne anche un baiocco
Per lavarsi lo stomaco e la faccia?
Astro di sera! deliziosa Zuppa!
In te il mio pan s'inzuppa!
E di te, canto—o Zup—pa!
Canto all'Astro di sera;
Canto la tua bonTA CI—VILE ZUPPA!"
"Bis il Coro!" gridò il Grifone, e la Falsa-Testuggine si preparava a ripeterlo, quando s'udì una voce in distanza: "Comincia il processo!"