"È rubato!" sclamò il Re, rivolto a' giurati, i quali subito presero nota del delitto.

"Ne tengo per venderli," soggiunse il Cappellaio per spiegare il fatto: "Non ne ho di mio. Sono un cappellaio."

Quì la Regina inforcò gli occhiali, guardò fieramente il Cappellaio che allibbì di paura.

"Rendete la vostra testimonianza," disse il Re; "e non siate spaventato, altrimenti vi farò subito mozzare il capo."

Queste parole non incoraggirono punto il testimone: ei non si reggeva più in gambe; guardava ansiosamente la Regina, e confuso, morsicò un bel pezzo del labbro della tazza, invece del pane col burro.

Giusto allora Alice provò una sensazione curiosissima, che la riempì di sorpresa, sino a che potette rendersene ragione: ella cresceva di nuovo; pensò che sarebbe stato bene per lei di lasciare il Tribunale, ma poi riflettendoci su, volle restare, almeno sino a che vi fosse spazio per lei.

"Vorrei che non pigiaste tanto," disse il Ghiro che le sedeva vicino. "Posso appena respirare."

"Non posso fare a meno," rispose soavemente Alice: "Vedete, stò crescendo."

"Voi non avete nessun dritto di crescere quì," urlò il Ghiro.

"Non dite delle sciocchezze," gridò Alice, "sapete che anche voi crescete."