Creata la repubblica Romana, si spegneva l'Anconitana, la quale non era stata mai altro che un appicco contro il papa. I suoi territorii, salvo San Leo, si incorporarono alla Romana.
Il dì 20 marzo, si celebrava nella vastissima piazza del Vaticano la confederazione della repubblica Romana a guisa di quella che fu da noi già descritta della Cisalpina. Furonvi archi trionfali, sinfonie, illuminazioni, canti, balli; magnifica festa, ma con molto schiamazzo e molte satire alla Romanesca. Saliva con grande apparato sul Campidoglio Dallemagne, chiamava i senatori, apriva il senato, spiegava al vento la romana bandiera. Poi instituiva il tribunato, quindi i consoli sulla piazza del Vaticano; bandiva la costituzione, dichiarava Roma libera; i consoli dall'alto della scalea giuravano. Si coniava, poscia, pure romanescamente al solito, la medaglia adulatoria, bella assai e con questi motti: Berthier restitutor urbis; e Gallia salus generis humani.
Qui sarebbero da descrivere alcune maggiori cose per cui mutossi inopinatamente lo Stato d'Europa, quel d'Africa turbossi, le ottomane spade chiamaronsi ad insanguinar l'Italia, ed il dominio di questa combattuta parte d'Europa passò da Francia a quello che di nuovo lo combatterono: ma non ci è dato che toccar di volo i principali fatti. Concluso il trattato di Campoformio, si riposava la Francia in pace con tutte le potenze del continente, ed, oltre a ciò, aveva per alleate la Spagna, il Piemonte, le Cisalpina, l'Olanda. Le vittorie conseguite, il nome de' suoi generali, il valore e la costanza de' suoi soldati, avevano dato timore a tutti. Per la qual cosa, quantunque tutti vedessero mal volentieri confermarsi in Francia, cioè nel centro dell'Europa, principii contrarii alla natura dei governi loro, contenuti dal timore, nissuno ardiva di muoversi ed aspettavano tempi migliori. Perciò la Francia, non avendo nissun sospetto vicino al continente, poteva voltar tutte le sue forze verso l'Inghilterra. A ciò fare ella si trovava molto ben provveduta d'armi, di navi, di capitani, d'alleanze, e di quanto potea condurre a prospero fine una spedizione.
In questa condizione di tempi i ministri d'Inghilterra, Pitt principalmente, guida allora e indirizzatore dei consigli di quel reame, conobbero il pericolo in cui erano, anche perchè non pochi nell'Inghilterra medesima avevano accettato i principii della rivoluzione franzese ed avrebber potuto secondare i Franzesi. Però, avendo potentissima occasione di muoversi, si mettevano all'ordine per ovviare a tanto precipizio, tentando con ogni sforzo di accendere un novello incendio di guerra sul continente con istimolar di nuovo le potenze alle cose di Francia, alle ragioni aggiungendo offerte di denari ed aiuti di genti.
A queste istigazioni l'Austria rispondeva, che quantunque debilitata, era per insorgere di nuovo e correre all'armi se la Russia consentisse a voler anche essa venire efficacemente a parte della contesa e la spalleggiasse con pronti aiuti. La Russia tentata rispondeva che si accosterebbe volentieri alla lega, quando l'Inghilterra l'assicurasse della Turchia. Gli Inglesi allora ed a questo fine tentarono il governo Ottomano. Rispondeva il sultano che per l'antica unione della Porta con quel paese non voleva pruovare le armi contra la Francia, nè collegarsi con loro che muovevano.
Non potendo adunque i ministri di Inghilterra venire a capo dell'intento loro di seminar nuove discordie, si voltavano ad altre arti, mandando agenti a Parigi con le mani piene d'oro per muover la Francia contro sè medesima. Costoro con discorsi infiniti voleano distogliere il direttorio dall'impresa d'Inghilterra e portarne le viste sopra paesi più lontani, per allontanare gli ambiziosi, Buonaparte specialmente, che poteva al direttorio dar ombra, e indicavano come opportuna conquista l'Egitto. Speravano gli autori di queste insinuazioni che l'assaltare la Francia l'Egitto avesse ad essere per lei cagione di nimicizia col sultano, la qual nimicizia era il fondamento principale di tutte queste nuove macchinazioni.
Questi discorsi andavano molto a versi del direttorio. Ma dall'altra parte i medesimi agenti andavano tentando l'animo di Buonaparte, le più seducenti cose del mondo ripetendogli. Piacque la proposta al giovane capitano, il quale, sebbene fosse giusto e sagace estimatore degli uomini e delle cose in ogni altra faccenda, sentiva, ciò non ostante, un poco del romanzesco quando si trattava di guerra e di gloria militare.
In tale forma accordate le cose, s'incominciava a disporre gli animi in Francia ad una impresa tanto straordinaria. Vi si parlava dell'Egitto come della terra promessa, della prosperità del commercio, della scoperta delle antichità, dei progressi della civiltà, del cacciamento degl'Inglesi dall'Indie, della padronanza di quelle ricche sponde del Gange. Allignavano facilmente questi pensieri in Francia, perchè la nazione, animosa per indole propria, era a quei tempi talmente accesa, che qualunque più alto e difficoltoso fatto le pareva di facile esecuzione, e la difficoltà stessa le era sprone e speranza. Talleyrand leggeva all'Istituto uno scritto composto con singolare eleganza e maestria, con cui dimostrava e l'importanza dell'Egitto e l'utilità della sua possessione. Si dava voce, ch'egli stesso fosse per essere mandato ambasciadore straordinario presso la Porta Ottomana per ispiegar bene a quel governo i pensieri della Francia rispetto alla spedizione d'Egitto e per mantener tuttavia salva l'antica concordia fra i due Stati. Furono anche spediti dispacci indirizzati a lui a Costantinopoli come se già fosse partito ed avviato a quella volta.
Intanto con grandissimo apparato si provvedevano le cose necessarie alla spedizione. Concorrevano sì da Francia che da Italia, uomini, navi, armi e provvisioni di ogni sorta a Tolone, dove si era condotto Buonaparte per sopravvedere e sollecitare. Era egli poco innanzi stato tratto membro dell'Instituto e con tale qualità ne' suoi dispacci s'intitolava, volendo conciliarsi gli animi degli scienziati e dei letterati di Francia che aveano grande autorità nelle faccende e si mostravano molto invidiosi del dominio militare. Voleva altresì che gli uomini si persuadessero che quantunque soldato ed uso alle guerre, era nonostante protettore della civiltà e di chi la fomenta. Ciò importava anche alla spedizione in un paese antico, fonte del sapere. Imbarcaronsi pel medesimo fine alla volta dell'Egitto molti scienziati di chiaro nome in Francia. Ma l'Inghilterra dall'un de' lati favoreggiando Buonaparte e sollecitando le sue passioni più vive, dall'altro nutrendo gli smisurati desiderii ed i sospetti del direttorio, aveva riuscito ad un fine molto utile per lei, quello di metter discordia tra la Francia e la Turchia, d'abilitar la Russia ad unirsi all'Austria, di aprir la occasione all'ultima di levarsi a nuova guerra, di sviare dai proprii lidi una gran tempesta, di privar la Francia de' suoi migliori capitani e soldati, di avventurare in mari lontani il potente naviglio franzese, ed in somma di fare in modo che l'Europa tutta si turbasse di nuovo con grandissimi movimenti. Questa fu una delle opere più memorabili di Guglielmo Pitt.
Salpava l'armata franzese che portava con sè tante sorti, avviandosi verso Levante. S'appresentava sul principio di giugno in cospetto della degenerata Malta. Portava forti armi e corruttele ancor più forti. Chiedeva il generale repubblicano l'entrata sotto pretesto di fare acqua: gli fu risposto, entrasse, ma con due navi soltanto. Finse di averla per male, e sbarcato nella cala San-Giorgio, servendogli di guida i fuorusciti Maltesi, antichi cavalieri che Buonaparte aveva condotto seco, assaltava le opere esteriori delle fortificazioni. Fu debolissima la difesa; nè i cannoni entro i luoghi loro, nè le munizioni piene, nè i soldati confidenti. La Valletta poteva ancor tenersi per la fortezza del luogo, ancorchè le difese non fossero apprestate; ma da una parte le corruttele operavano, dall'altra le femmine, i fanciulli, i fuggitivi di ogni grado e di ogni condizione, che dalle campagne si erano ricovrati in città all'apparire del nemico, facevano un gran terrore. Si diede sotto la mediazione di Spagna, con questi patti; rimettessero i cavalieri dell'ordine di San Giovanni Gerosolimitano ai Franzesi la città di Malta, rinunziando in favore della repubblica di Francia alla proprietà ed alla sovranità ch'essi avevano su quella isola e su quelle di Gozo e Camino; usasse la repubblica la sua autorità presso il congresso di Rastadt, perchè il gran maestro, sua vita durante conseguisse un principato almeno uguale a quello ch'ei perdeva; e di più essa repubblica si obbligasse a dargli per sostentazione della sua vita, una pensione di trecento mila franchi annui e due anni anticipati della pensione per compenso del suo mobile; avessero i cavalieri franzesi della repubblica una pensione di settecento franchi, i sessagenari di mille; facesse la repubblica ufficio presso la Ligure, la Cisalpina, la Romana e l'Elvetica, perchè i cavalieri liguri, cisalpini, romani e svizzeri ottenessero la medesima promissione; conservassero i proprii beni in Malta; procurasse la repubblica presso tutti i potentati d'Europa, che i beni dell'ordine fossero conservati ai cavalieri di ciascuna lingua; la religione si serbasse salva ed intatta.