Altissimi commovimenti produsse ne' popoli di quelle due comunità la notizia di tali fatti de' loro commessi; si pubblicarono e divulgarono da per tutto le loro solenni proteste, pregando e richiedendo i ministri de' sovrani e delle potenze d'Europa a voler considerare quelle scritture come estorte, nulle e riprovate dalle comunità. Le quali proteste, pur presentate al consiglio aulico, fecero sì che per quell'anno rimanesse l'affare sospeso, nè se ne udisse parola.
La guerra dei sette anni, in questo anno dal re di Prussia rotta all'imperadrice regina, condusse l'Italia a vedere nudarne per la Germania, e quindi per la Boemia, alcuni reggimenti de' suoi figli, bella e fiorita gente, che dal granducato di Toscana l'imperadore chiamò a far parte degli eserciti imperiali. Nè maggior peso le recò l'altra guerra insorta nel nuovo mondo tra Spagna e Portogallo da una parte, e gl'Indiani del Brasile dall'altra, che volevano mantenersi indipendenti; ma vinti e disfatti, dovettero porre giù le pretese, e sottomettersi. Se non che merita forse d'esser ricordato che gli oziosi novellisti avevano fatto alla Italia gratuitamente il dono d'un Nicolò Rubini del Friuli, che sotto il nome di Nicolao I menasse alle pugne gli abitanti del Paraguai, da lui mossi e suscitati nella sua qualità di gesuita; ma presto venne sopra la verità, e l'Italia perdette quel non ambito onore d'aver dato un suo figlio per sovrano del nuovo mondo.
Ma mentre svaniva dalla mente dei creduli e dalle pagine della storia questo re immaginario, la Corsica perdeva quello che aveva realmente sopra di lei regnato. Partito Teodoro tre volte da quel regnò che avealo nel 1736 solennemente riconosciuto per suo signore; divenuto in seguito vero trastullo della fortuna, oppresso continuamente da debiti, lottando col bisogno, perseguitato da' creditori, chiuso in una prigione di Londra, come era stato prima in quelle di Amsterdam, trovò in Orazio Valpole chi prese cura di lui, e raccolti sussidii volontarii da uomini benevoli, col provento li cavò del carcere. Teodoro staggì il suo regno di Corsica pel pagamento a favore dei prestatori. «Non so come l'intendessero, dice uno storico esimio, ma in somma il fatto è certo: vi sono di queste ubbie in Inghilterra, quando la vena dà.» Morì poi in quest'anno a Londra, e fu sepolto nella chiesa di Santa Anna di Westminster con la seguente iscrizione in lingua inglese, che vien a dire in italiano:
«Qui giace Teodoro, re di Corsica, morto in questa parrocchia a dì 11 dicembre del 1756 subito dopo d'essere uscito, pel benefizio dell'atto sui falliti, dalle carceri del banco del re: lasciò il suo regno di Corsica per sicurtà ai creditori.» Crederei che la chiusa dell'iscrizione fosse scherzo, se si scherzasse sulle tombe, riflette il poc'anzi citato storico illustre.
MDCCLVII
| Anno di | Cristo MDCCLVII. Indizione V. |
| Benedetto XIV papa 18. | |
| Francesco I imperadore 13. |
La compagnia volontaria da Pasquale Paoli novellamente istituita in Corsica a premio de' più meritevoli non ebbe ad aspettare molto per mettere alla prova il suo valore, e, giustificando la scelta fatta dei membri, accrescere la speranza del capitan generale; imperocchè si pose egli tantosto con essa all'impresa di espugnare la torre di San Pellegrino custodita da' Genovesi, posto d'importanza e vantaggioso a chi ne fosse signore. Un ingegnere svizzero diresse le operazioni dell'assedio, le quali riducevansi a far salire chetamente un soldato alla porta della torre per farvi un'apertura tale che vi potesse passare un uomo armato, e quindi sorprendere d'improvviso il custode dell'armi e della munizione. La cosa o male intesa o male eseguita non riuscì, quantunque i Corsi con tanto silenzio e precauzione si fossero appropinquati alla torre che i difensori non se ne erano accorti per niente. Il soldato, che dovea far l'apertura nella porta, cadde. I Corsi, invece di rifarsi da capo allo esperimento, o di dare un improvviso assalto, perdettero inutilmente molto tempo, che diede campo al presidio di dare all'armi e far piovere sopra gli assalitori le palle. Costretti quelli a ritirarsi, determinaronsi ad un assedio formale e ad obbligare i difensori ad arrendersi almeno per la fame. Nè tardando questa molto a farsi sentire, fu proposta la resa mediante un'onesta capitolazione. Ma Venturini, un capo corso, si fece a gridare non voler capitolazioni, ma o che il presidio si rendesse a discrezione, o altrimenti sarebbe presa per assalto e colla forza dell'armi. Questa ostinazione fu salute degli assediati. Concorse in questi momenti due galee genovesi con altri legni minori, obbligarono i Corsi alla ritirata, colla perdita di molti di loro, tra i quali uno de' nuovi cavalieri.
Intanto il marchese Doria, commissario alla Bastia, ordinò in nome della repubblica che nissun paesano si avvicinasse a quella città, ordine che fece ripetere dagli altri commissarii e comandanti genovesi che si trovavano nell'isola, e ad esecuzione del quale formò un campo volante, che dovea arrestare tutti i Corsi trasgressori. Ed all'opposto, Paoli ed il supremo consiglio di Stato corso proibirono a tutti i nazionali di avere alcuna corrispondenza colle città e coi luoghi governati dai Genovesi, e molto più di trasportarvi vettovaglie di qualunque sorta, al campo volante del commissario, contrapponendo un altro campo consimile, per tener in dovere chiunque avesse ardito d'infrangere le loro prescrizioni. La quale rigorosa misura sortì l'inevitabile suo effetto; cominciò a farsi sentire la carestia così vivamente alla Bastia, che il marchese Doria alle calde istanze degli abitanti dovette rivocare i suoi divieti, e lasciar che la città si provvedesse di viveri come meglio potesse.
Siccome la fama così altamente parlò di Pasquale Paoli, uomo che tanto fece per la libertà della sua patria e che, se una forza sopravanzante non si opponeva, avrebbe fondato nella natia isola una repubblica a guisa di quella d'Olanda, pensiero che girava a quei tempi nella mente degli uomini, non sarebbe fatica perduta lo spaziare alquanto sulla sua vita, costumi, desiderii ed opere. In picciole scene, sono non di rado grandi esempii. Se non cito ci stringono i limiti a queste carte imposti e ne fanno la legge di toccare sol di volo e per sommi capi l'alto subbietto.