Il migliore mezzo di propagare il bene era il suo dolce procedere: Benedetto era atto a conquistare il mondo, perchè colle sue rare virtù conquistava i cuori.
Era allora in Francia un incomposto miscuglio di cose in materia di religione, in conseguenza delle diverse sentenze e delle parti che vi regnavano, e che dalle cattedre e cogli scritti, gli uni contro gli altri contendevano e menavano un grandissimo romore; casisti, filosofi, teologi morali e speculativi, increduli e credenti.
Se un papa di minore mansuetudine e prudenza avesse occupato la sede di san Pietro, al certo sarebbe nata in quel discorde paese la guerra civile. La tolleranza di Benedetto tolse legna al fuoco. Delle pazzie franzesi di quel tempo ei non sapeva darsi pace e si stringeva nelle spalle, e pregava Dio che facesse sano di spirito chi n'era infermo. A questo proposito egli, che arguto e trattoso era nel favellare, disse quel famoso motto: La Francia è il regno meglio governato che vi sia, posciachè è la Provvidenza che lo governa. Con ciò toccava principalmente la debolezza della corte, che maggiore impeto pareva avere per precipitarsi nel vizio, che forza per reggere lo Stato. Brevemente, tali erano le condizioni di quel regno, che si può con verità affermare, andare i Franzesi obbligati a Benedetto di molto sangue loro risparmiato. Certo è anzi che i protestanti della Linguadoca, contro i quali prelati troppo fervidi volevano ricominciare le persecuzioni coi roghi e colle forche, come ai tempi di Luigi XIV, dalla benigna intercessione del pontefice riconobbero il quieto vivere.
Grande agevolezza ancor trovò in lui il re di Prussia pe' suoi cattolici della Slesia, ed il papa nel re; si scrissero frequenti lettere l'un l'altro: fra due sovrani d'alto ingegno tosto nacque la concordia, nè niuna lode v'era, che Federico non desse a Benedetto. I protestanti di Germania in somma venerazione il buon pontefice avevano, e come pontefice venuto al mondo per cessare i loro risentimenti contro la santa Sede.
Gli Inglesi medesimamente con non minor rispetto il riguardavano, non come i Tedeschi pacatamente, ma mescolandovi, secondo il solito, l'entusiasmo e il lasciarsi guidare dall'umore. Ed ecco il ministro Walpole alzare, nel suo palazzo di Londra, una statua a Lambertini, scolpitovi sotto il seguente elogio, composto dal figliuol suo:
«A Lambertini innocente nel principato, restitutore della tiara pontificia, sommamente amato dai cattolici, sommamente stimato da' protestanti, ecclesiastico non insolente, da ogni cupidità ed ambizione alieno, principe senza studio di parte, pontefice senza nipote, autore senza vanità, modesto uomo in tanta potenza, con tanto ingegno:
Il figliuol del ministro, che non mai alcun principe adulò, non mai alcun ecclesiastico venerò, in libero protestante paese questo tributo di laude all'ottimo pontefice de' Romani innalzò.»
La quale scappata inglese come fu raccontata a Lambertini, disse: «E mi par di essere come le statue della piazza di San Pietro, che vedute di lontano appariscono con acconcio e mirabile artificio fatte, ma da vicino brutte e deformi le diresti.» Ma le lodi erano vere ed il gran papa le meritava.
Tale fu Lambertini e tale al mondo si mostrò, nè mai altro papa diede quanto egli così grande avviamento alla riunione delle religioni cristiane dissidenti colla cattolica. Ciò col costume e col procedere savio, prudente, e dolce piuttosto che coi sillogismi faceva. Sapeva che i buoni costumi allettano e convertiscono gli uomini, le sottili argomentazioni li fanno renitenti e caparbi. Il costume non offende, perchè non comanda; il vincere per logica o per forza sì, perchè fra due contendenti indica superiorità in chi vince, inferiorità in chi perde, superbia da una parte, umiliazione dall'altra.
È qui da notare che poco tempo prima della sua morte, questo lodato pontefice aveva dato, alle ripetute istanze del Portogallo contro i Gesuiti, un breve diretto al cardinale Francesco Saldagna, a questo oggetto da quel re destinato, nel quale gli commetteva di visitare le case di detta compagnia per riconoscerne (se sussistessero) gli abusi e le mancanze, e quindi riferire del risultamento delle sue pratiche, non senza proporre le misure di riforma che stimasse necessarie per ridur que' religiosi alla lor santa e primitiva osservanza, passando anche alla riforma stessa ogni qual volta il bisogno lo richiedesse, giusta la lettera istruttiva che in un col breve gli veniva trasmessa.