Dodici giorni dopo la morte di Benedetto XIV si raccolsero in conclave i cardinali, e nel dì 6 di luglio gli elessero a successore il cardinale Carlo Rezzonico, Veneziano, che assunse il nome di Clemente XIII.
In meno di due giorni la nuova dell'elezione giunse in Venezia, dove risvegliò generale esultanza, e fu festeggiata colla suntuosità a quella repubblica consueta; scrivendo pure il nuovo papa direttamente alla veneta signoria, e ricevendone risposta, nella quale veniagli attestato il giubilo universale per la sua esaltazione.
La notte del 3 settembre, tornando il re di Portogallo da una visita fatta alla marchesa di Tavera, fu assalito da tre uomini a cavallo, due de' quali, sparando contro il calesse per di dietro, ferirono il re malamente sì che per tre mesi dovette starne ritirato. Un tetro silenzio per tutto quel tempo regnava alla corte, ed ognuno era ansioso di vedere l'esito di un affare cotanto serio. Finalmente la mattina del dì 13 dicembre, si videro circondati i palazzi di diversi dei principali signori, e condotti pubblicamente nelle nuove carceri di Belem il marchese Francesco di Tavora con due suoi figli, due fratelli, due generi ed alcuni domestici; nel giorno seguente fu pure arrestato il duca d'Aveiro nella sua casa di campagna: ed, oltre i suddetti arrestati, anche la marchesa di Tavora, già stata vice-regina di Goa, fu condotta in un convento di monache, come in altri conventi furono trasportate la nuora, marchesa di Aveiro, della suddetta marchesa di Tavora, e le due sue figliuole, contessa d'Atouguia, e marchesa d'Alorna.
Nello stesso giorno in cui si vide lo imprigionamento di quelle persone, furono da' soldati accerchiate tutte le case che i Gesuiti tenevano in Lisbona, e successivamente le altre che nel resto del regno possedevano, ed in tutte un regio ministro visitò minutamente le stanze e le persone; vietata intanto qualunque comunicazione all'esterno.
MDCCLIX
| Anno di | Cristo MDCCLIX. Indizione VII. |
| Clemente XIII papa 2. | |
| Francesco I imperadore 15. |
Alla mezza notte del dì 12 gennaio dell'anno presente furono condotti nelle carceri della inconfidenza, tribunale per l'occasione eretto per giudicare i delitti di fellonia e d'alto tradimento, dieci Gesuiti, a cui in appresso unironsene altri due, tutti imputati di complicità nel tentato regicidio.
Eseguitasi solennemente nella mattina del giorno 13 la sentenza di morte contro i regicidi, il re chiedeva da Roma un breve, in virtù del quale potessero in quel regno processarsi e meritamente castigarsi le persone ecclesiastiche che fossero state complici di quell'attentato contro il re non solo, ma ancora che in un modo o nell'altro potessero immischiarsi in altro nequizie consimili per l'avvenire; e Clemente XIII, dopo grandi difficoltà e varie lunghe consultazioni, il concedeva. Se non che, giunto frattanto il giorno 3 di settembre, anniversario del triste fatto, non volendo la corte di Lisbona più oltre differire le misure che aveva stimate convenienti al caso, il re sottoscrisse il decreto, col quale, dichiarandosi avere i religiosi della compagnia di Gesù degenerato affatto dal santo loro istituto e commesso scandalosi ed atrocissimi delitti (che non forse furono giammai provati secondo le regole giudiziarie), per indispensabile regia risoluzione, venivano snaturalizzati ed esiliati per sempre dal regno del Portogallo.
Adunque nel giorno 16 settembre imbarcaronsi sul Tago, sopra nave ragusea, in numero di 133, i primi gesuiti condannati a quel perpetuo esilio, e dentro il giro di non molti mesi furono seguitati da cinque altri convogli, così venendo in numero d'oltre a mille e cento sotto il cielo d'Italia, e propriamente negli Stati pontificii, sbarcando in Civitavecchia. Del che avuto avviso il santo padre, comandò che fossero alloggiati decentemente, e finchè vi si trattenessero, mantenuti a spese della camera apostolica.