A dì 7 di agosto fu sottoscritto in Compiegne tra la Francia e la repubblica un trattato per cui si concluse che approderebbero in Corsica sette battaglioni franzesi, e prenderebbero le stanze loro in Bastia, Aiaccio, Calvi e San Fiorenzo. Non già verrebbero per far guerra ai Corsi, che anzi da amici li tratterebbero, ma solamente per difendere quelle piazze, ed impedire che di esse non s'insignorissero. Verrebbero anche come portatori di pace, avendo il conte di Marbeuf, che guidare li doveva, ordine di persuadere un accomodamento, e facoltà di concluderlo. Arrivarono in fatti, e nelle destinate piazze si posarono. Da quel momento in poi la Corsica non fu più di Genova che di nome.
Gravissima carestia percosse in questo anno la parte meridionale dell'Italia. Napoli si trovò più volte in necessità di combattere sedizioni popolari dal caro del pane prodotte; Roma, più povvidente, mandò suoi commessi in più parti, e quindi fe' sì che il popolo se non abbondantemente, almeno sufficientemente fosse provveduto.
MDCCLXV
| Anno di | Cristo MDCCLXV. Indizione XIII. |
| Clemente XIII papa 8. | |
| Francesco I imperadore 21. | |
| Giuseppe II imperadore 1. |
Genova, che sola per molti anni sentiva in Italia il peso della guerra, mentre il rimanente della penisola godeva d'una calma invidiabile, Genova fu debitrice alla geografica sua situazione di vedersi scelta ad accogliere nel suo seno due gran principesse, cioè la infante Maria Luigia figliuola del re di Spagna, destinata sposa all'arciduca Leopoldo d'Austria e l'infante Luigia di Parma, contemporaneamente destinata al talamo del reale principe d'Austria, figlio dello stesso re di Spagna. Ma la gioia di queste accoglienze fu presto conversa in lutto per la morte in quel mentre accaduta in Alessandria dell'infante don Filippo di Parma, padre dell'una e zio dell'altra delle dette principesse, rapito dal vaiuolo nel suo quarantacinquesimo anno. A lui succedette l'infante don Ferdinando, suo figliuolo, allora in età di quattordici anni.
Dopo il tristo caso, la principessa spagnuola procedette ad Innspruck, dove fu accolta dall'imperial corte, e quindi congiunta al suo sposo colla nuzial benedizione loro impartita dal principe di Sassonia, vescovo di Frisinga e Ratisbona. Ma anche colà la attendeva nuova scena di dolore. In mezzo alle feste, agli spettacoli, alle luminarie, ai plausi popolari, che per ogni canto annunziavano il giubilo comune per sì lieto avvenimento, morte rapì nel suo cinquantesimosettimo anno l'imperatore Francesco I. Era il 18 di agosto.
Tutti i paesi da Francesco governati piansero la sua morte, perchè dotato di bontà, di affabilità, di clemenza, ebbe sempre in vista come oggetto primario la felicità degli Stati suoi, la tranquillità de' suoi popoli, la prosperità delle scienze, delle lettere, delle arti e del traffico, ed a sua lode si disse altresì che in mezzo alle gravissime cure dell'impero in tempi sovente turbati ed in mezzo alle politiche agitazioni, degnossi talvolta egli stesso di occuparsi delle scienze più utili, e particolarmente d'incoraggiare i progressi delle scienze fisiche.
Già nel giorno 27 di marzo del precedente anno era stato eletto re dei Romani il suo primogenito Giuseppe; questi adunque succedette al padre nel trono germanico e negli Stati austriaci ereditarii, e nominato fu tosto dalla madre correggente degli Stati austriaci. Di là a pochi giorni, granduca di Toscana fu dichiarato il di lui fratello, il quale dalla funesta Innspruck si pose, colla gran duchessa sua novella consorte, in viaggio per Firenze, accompagnato sino a Sterginau dal fratello, nuovo imperadore.
Così ambe le perdite sofferte dall'Italia venivano ad essere riparate; ma Clemente XIII non trovava compenso alle sue, che specialmente riguardavano ai Gesuiti.