Tale giuramento, fatto quattro anni innanzi contro Genova, ora il voltavano contro la Francia.

Alle raccontate fazioni ed esortazioni s'infiammavano vieppiù da ambe le parti gli spiriti, e con maggior calore si ricominciarono le battaglie. I Franzesi, condotti dal marchese d'Arcambal, passato il Golo ed entrati in Casinca, occupato avevano il Vescovato, Venzolasca, Oreto e la Penta, passo di grande importanza, perchè apre l'adito ai monti; ai quali progressi, cedendo alla forza sopravanzante, s'erano sottomessi la pieve di Tavagna, alcuni paesi d'Orezza ed una parte della Casinca. Non mai ebbero i Franzesi più fondata speranza di terminare felicemente la loro impresa, come dopo l'acquisto della Casinca e di Tavagna, paesi di gran momento, perchè da essi sono solite a prendere esempio le altre popolazioni marittime delle parti orientali dell'isola; e, ciò che più favoriva il loro proposito, era che i popoli di quelle terre, spaventati dall'aspetto sinistro delle cose, da sè medesimi si davano e correvano all'obbedienza.

I capi di Corsica videro il pericolo, e non se ne sgomentarono. Per isturbare quegli acquisti a' Franzesi, adunaronsi in Rostino, rassegnarono tutti gli uomini abili all'armi tanto delle pievi vicine quanto di quelle prossime a Corte, e ragunatili, deliberarono di scendere alla riconquista de' luoghi perduti. Uomini erano fortissimi di cuore, infiammatissimi ne' desiderii; e per vieppiù accenderli, Paoli loro parlò, conchiudendo il caldissimo discorso con queste parole: «Di Sampiero ricordatevi, e me seguite; vittoria vi prometto, ed avrete vittoria.»

Così detto, Paoli trasse una pistola, e, sguainata la spada, si mosse il primo, verso la sottoposta Casinca avventandosi. Il seguitarono avidissimi del nemico sangue, e: «Moriamo, moriamo per la Corsica (gridavano), moriamo pel duce nostro, moriamo per la libertà.» E così gridando e fremendo, calavano con le robuste piante da quegli aspri gioghi.

Si fecero avanti per due strade, l'una più su per piombare sopra Orezza, l'altra sotto, per a Sant'Antonio, onde accennare contro il Vescovato. Mescolaronsi ferocemente Franzesi con Corsi; cedevano ora questi ora quelli alternamente vincitori o vinti. Il fine fu che i Corsi riacquistarono Penta superiormente, Venzolasca inferiormente.

L'acquisto della Penta diede loro più grande ardimento. Perciò, passato il Golo, guadagnarono paese sulla sinistra del fiume, presero Murato e ricuperarono buona parte del Nebbio superiore. Fecero in Murato una ricca preda, togliendo a Grandmaison, posto in fuga, i bagagli, le tende e due pezzi di cannone. Di tal maniera furono compressi i Franzesi nel Nebbio, che già i loro nemici si approssimavano a San Fiorenzo; tornati alla Corsica Barbaggio, Patrimonio e Furinole.

I Franzesi s'erano fatti forti a Loreto con animo di allargarsi vieppiù. I Corsi, per turbar loro i disegni, andarono a sloggiarli, a fine di spazzare tutta la Casinca. Per ben sette ore durò l'assalto della terra, cui finalmente più non potendo i difensori sostenere, perchè continuamente arrivava a Paoli nuova gente delle montagne, cessero e fecer opera di ritirarsi, lasciando, non solamente Loreto ma ancora Vescovato ed altri luoghi di quella provincia, per cercar ricovero oltre il Golo contro la furia corsa, che li perseguitava.

Fuggivano i Franzesi inseguiti ed incalzati da' Corsi, i quali, siccome abili imberciatori, ne facevano grande scempio. Molto anzi maggiore danno avrebbero patito, se i loro persecutori, irritati contro di que' popoli che di volontà si erano dati, non si fossero messi in sul saccheggiare il paese, di maniera che la ruina de' Corsi che s'erano sottomessi fu al tutto la loro salute; però lasciando in potere de' vincitori quattro cannoni.

L'avveduto Clemente Paoli, prevedendo che i fuggitivi sarebbero concorsi al ponte del lago Benedetto, per ivi passare il fiume, corse avanti, e l'occupò; il che pose in quasi totale disperazione i vinti. Arrivati al fiume, e vedutolo gonfio ed alto, si arrestarono. Sopraggiungevano a torme i Corsi animati dal furore, dal numero, dalla vittoria: fecero i Franzesi qualche testa, ma ormai vedevano l'ultimo loro eccidio, se non passavano. Misersi all'acqua, le onde furiose li trasportavano, i Corsi furibondi li saettavano con le archibugiate giuste, molti perirono affogati, molti coi corpi trafitti dalle palle, mescolando il loro sangue colle acque del fiume, e fiume funesto fu il Golo pei Franzesi in quel terribile punto: seicento soli si ridussero a salvamento sulla sinistra sponda, e drizzarono i passi verso il borgo di Mariana.

Desideravano i Franzesi di conservare in loro potestà quel borgo come terra che poteva facilitare di nuovo il passo del Golo, e per essere quasi antibaluardo di Bastia. Ondechè non così tosto vi pervennero, che si diedero a fortificarlo, cingendolo d'ogni intorno di terrapieni e fossi, e chiamando da Bastia nuove provvisioni di artiglierie e di munizioni così da guerra che da bocca.