Che non si potessero stipulare alleanze offensive nè difensive, o ricevere protezione o assistenza da potenze estere, e, molto meno, somministrare oltre i termini, della neutralità, che dal granduca erano stati chiaramente prescritti;

Che il territorio non si potesse ingrandire con l'acquisto di nuovi Stati; nè cederne o cambiarne parte alcuna.

Parve a Leopoldo, seguono a narrare, che per Livorno, porto di mare, scala di tanta mercatura, stanza e passaggio di tanti forastieri, in un particolare modo statuire si dovesse. Vogliono pertanto che ordinasse che la comunità di Livorno fosse esclusa dalle assemblee provinciali; dal che conseguitava, che esclusa anche fosse dall'assemblea generale; ma perchè le restasse qualche politico vincolo col rimanente della Toscana, e i suoi bisogni fossero conosciuti, ed ai medesimi provvedere si potesse, le furono lasciate le assemblee comunitative ed il diritto di petizione. Le domande mandate e vinte per partito delle assemblee comunitative di quella città dovevano mandarsi per mezzo di un oratore espresso, ma senza voce deliberativa, all'assemblea generale per esservi discusse e poste a partito.

Leopoldo decretò eziandio che, affinchè la pacifica Toscana, come pacifica era, così ancora paresse, si sopprimesse ogni vestigio di apparato di guerra marittima, salve soltanto le barche armate di sanità e di esplorazione ed altri servigi fra le isole e la costa. Dal quale decreto venne interamente annullata quella pazzia del correre armata mano dei cavalieri di Santo Stefano contro i seguaci di Maometto, che i detti cavalieri potevano bensì irritare, ma non ispegnere. Contuttociò, per sicurezza di quell'emporio di Livorno e delle terre di marina, pensò che utile e necessaria cosa fosse di farvi stanziare qualche soldatesca stabile, massime di bombardieri e, come adesso si dice, di artiglieri o cannonieri, e conservarvi o innalzarvi alcuna fortezza.

Tali erano, siccome narrano, i pensieri di Leopoldo circa il modo con cui egli intendeva di costituire la Toscana.


MDCCLXXXV

Anno diCristo MDCCLXXXV. Indiz. III.
Pio VI papa 11.
Giuseppe II imperadore 21.

Intesa a questi giorni più di mezza Italia alle riformazioni d'ogni genere nella pubblica cosa, ebbe Venezia a mettere per qualche tempo in esercizio la sua saviezza, per divertire possibilmente le conseguenze d'un avvenimento che alla fine costrinse la repubblica ad impugnare le armi sul mare.

Nel marzo 1781 alcuni negozianti tunisini noleggiarono nel porto d'Alessandria un bastimento veneziano per trasportare a Tunisi le loro merci. Or pretendeano costoro che il legno dovesse dare tantosto alla vela, non ostante una malattia sopraggiunta al capitano che impedivagli assolutamente di partire, e, senza voler udir ragione, tanto quei Tunisini insistettero che il console veneziano residente in Alessandria dovette obbligare il figliuolo del capitano a mettersi in mare in vece del padre.