CLXXVIII
| Anno di | Cristo CLXXVIII. Indizione I. |
| Eleuterio papa 8. | |
| Marco Aurelio imperad. 18. |
Consoli
Orfito e Rufo.
Il Panvinio [Panvin., in Fast. Consular.] per conghiettura diede i nomi a questi due consoli, de' quali ho io posto il solo cognome, ch'è assicurato dal consenso de' fasti e da Lampridio. Il cardinal Noris [Noris, Epistola Consulari.] li rifiutò, e con ragione. Credette egli poi, conghietturando, che il secondo fosse Gavio Orfito, e il primo Giuliano Rufo, a cagion di una iscrizione in cui i consoli di quest'anno sono Orfito e Giuliano. Ma chi ci assicura che Giuliano non sia stato console sostituito a Rufo? Perciò non ho io osato di scrivere di più. Lampridio [Lampridius, in Commodo.], citando gli atti pubblici, attesta che Commodo imperadore nel dì 3 del mese Commodio, essendo consoli Orfito e Rufo, cioè nell'anno presente, andò di nuovo alla guerra. Pretende il Salmasio che questo fosse il mese di agosto, ma non è ben certo. Potè anche essere luglio. Abbiamo poi da Dione [Dio, lib. 71.] che gl'imperadori per necessità marciarono in Germania. Sicchè a quest'anno si dee riferir l'andata dell'Augusto Marco Aurelio col figliuolo, tuttochè Capitolino [Capitolin., in Marco Aurel.] scriva ch'egli per tre anni guerreggiò di nuovo in quelle parti. Era ben poca la sanità, meschina di molto la complessione di questo principe: tuttavia sì gli stava a cuore il pubblico bene e il dovere dell'uffizio suo, che niun privato riguardo il potè ritenere. Ito egli in senato, propose l'andata sua, e dimandò ai padri aiuto dall'erario pubblico, senza volerlo prendere di sua autorità, come usarono altri imperadori; perchè (siccome egli disse in parlando ai medesimi) quel danaro e tutti gli altri beni sono del senato e popolo romano, in maniera tale, che nulla noi possediamo del proprio, ed è vostra fin quella casa dove abitiamo. Ciò detto, presa l'asta insanguinata, a lui recata dal tempio di Marte, in segno di dichiarar la guerra, la scagliò verso il settentrione. Portossi ancora al Campidoglio, dove protestò con giuramento che da che egli regnava, niun senatore era stato ucciso d'ordine suo, o con sua contezza, e ch'egli avrebbe anche perdonato ai ribelli, se non fossero stati uccisi prima ch'egli lo sapesse. Noi troviamo nelle medaglie [Mediobarbus, in Numism. Imperat.] di quest'anno a lui dato per la nona volta il titolo d'Imperatore, e per la terza a Commodo Augusto suo figliuolo, per qualche vittoria al certo guadagnata dai Romani, e forse da che i due imperadori furono giunti al campo. Ma la storia non ci somministra lume per poterne dire di più. Il console Orfito diede il nome in questo anno al Senatusconsulto [Institut., lib. III, cap. 4.], per cui i figliuoli dell'uno e dell'altro sesso, benchè passati per adozione in altre famiglie, furono ammessi alla successione delle loro madri morte ab intestato. Ciò non si praticava, o era proibito in addietro; e le adozioni, oggidì si rare, ben frequenti erano presso gli antichi Romani.
CLXXIX
| Anno di | Cristo CLXXIX. Indizione II. |
| Eleuterio papa 9. | |
| Marco Aurelio imperad. 19. |
Consoli