Anno diCristo CCXXXII. Indizione X.
Ponziano papa 3.
Alessandro imperadore 11.

Consoli

Lupo e Massimo.

Abbiamo anche da Erodiano [Herodianus, lib. 5.] che l'imperadore Alessandro si fermò molto tempo in Antiochia: il che ci serve di fondamento per credere che vi passasse il verno insieme coll'esercito distribuito in quei quartieri. Lungo tempo si esigeva a ricondurre per terra le legioni destinate per l'Europa; però sembra verisimile che succedesse in quest'anno il suo arrivo a Roma nel tempo assegnato da Lampridio [Lampridius, in Alexandro.], cioè nel dì 25 di settembre, in cui egli comparve in senato a rendere conto della sua spedizione. Fece la sua entrata da trionfante, corteggiato da tutto il senato e dall'ordine equestre, fra i plausi e l'indicibil allegrezza di tutto il popolo. Non entrò sul cocchio, come si costumava ne' trionfi, ma bensì a piedi, venendogli dietro il carro trionfale tirato da quattro elefanti. A piedi ancora andò al palazzo, e tanta era la folla, che appena in quattr'ore potè compiere il viaggio, tutti gridando intanto: Se salvo è Alessandro, salva è Roma. Nel dì seguente si fecero le corse dei cavalli e i giuochi scenici, dopo de' quali toccò un congiario al popolo. Allora fu che si cominciarono a vedere presso i Romani degli schiavi persiani; ma, non sofferendo allora la superbia dei re di Persia che alcuno de' suoi sudditi restasse in ischiavitù, fu pregato Alessandro di rimetterli in libertà col pagamento del riscatto, ed egli non mancò di far loro questa grazia con rendere ai padroni il danaro pagato in comperarli, o pure col metterlo nell'erario, se non erano venduti. Questi servi adunque e gli elefanti condotti sempre più ci vengono ad assicurare che l'Augusto Alessandro non vinto, ma vincitore, ritornò dalla guerra di Persia. Seguita a dire Lampridio che anche nella Mauritana Tingitana felicemente procederono gli affari della guerra per la buona condotta di Furio Celso. Similmente nell'Illirico Vario Macrino, parente d'esso Alessandro, riportò de' vantaggi contro i nemici del popolo romano; e nell'Armenia Giunio Palmato diede anch'egli qualche buona lezione ai Persiani. Da tutti quei luoghi probabilmente in questi tempi giunsero a Roma le laureate lettere di avviso di que' prosperosi avvenimenti, le quali, lette in senato e al popolo, rallegrarono ognuno, ed esaltarono sempre più il nome e la gloria dell'Augusto Alessandro.


CCXXXIII

Anno diCristo CCXXXIII. Indizione XI.
Ponziano papa 4.
Alessandro imperadore 12.

Consoli

Massimo e Paterno.

Un'iscrizione, che si legge nella mia Raccolta [Thesaurus Novus Inscription., pag. 358, num. 3.], in vece di Paterno, ha Paterio. Così ancora egli è chiamato in alcune leggi raccolte dal Relando [Reland., in Fast. Cons.]. Però, quantunque io abbia ritenuto Paterno, gran dubbio mi resta che il suo vero cognome fosse Paterio. In quattro leggi ancora Massimo vien detto console per la seconda volta; ma ciò meglio starà nell'anno seguente. Instituì [Lampridius, in Alexandro.] in questi tempi l'Augusto Alessandro in onore di Mammea imperatrice sua madre un collegio di fanciulli e un altro di fanciulle, con chiamarli Mammeani e Mammeane, siccome Antonino Pio avea dato il nome di Faustiniane alle fanciulle instituite in onore di Faustina sua moglie. Parimente attese a premiare chiunque s'era segnalato nel governo civile e militare della repubblica. Ai senatori più meritevoli accordò gli ornamenti consolari, con aggiugnere dei sacerdozii e dei poderi a quei ch'erano poveri o vecchi. Agli amici donò i prigionieri di varie nazioni, ritenendo solamente i nobili fra essi, che furono arrolati nella milizia. Le terre prese ai nemici donò egli ai capitani e soldati posti alla guardia de' confini, con permettere che passassero ancora in dominio de' loro eredi, purchè anch'essi facessero il mestier dei soldati; non volendo che quei beni restassero in proprietà di persona alcuna privata, con dire che quei tali con più attenzione militerebbono, ove si trattasse di difendere le cose concedute loro con questo patto. Ed ecco, se non il principio, almeno un segno assai chiaro di quei che poscia furono chiamati benefizii, cioè stabili dati a godere ai soldati con obbligo di militare in favor del donante, con riservarsene i principi il diretto dominio. Passò, dico, questo nome anche nella Chiesa, dispensatrice di sì fatti beni a chi si consacra alla milizia ecclesiastica. Oltre alle terre, donò ai medesimi soldati degli animali e dei servi, acciocchè potessero coltivarle, e non le lasciassero abbandonate all'invasion de' nemici; il che riputava egli gran vergogna della repubblica. Mentre si godeva tanta felicità in Roma, ecco nuove spiacevoli dalle contrade germaniche [Lamprid., in Alexandro. Zosim., Hist., l. 1.], cioè avere i Germani passato il Reno, mettere in conquasso la Gallia in quelle parti con potenti armate, saccheggiar borghi e campagne, e far paura alle stesse città. Se crediamo ad Erodiano [Herodianus, lib. 6.], fin quando Alessandro dimorava in Antiochia, cominciò questa brutta danza, e portatine colà gli avvisi, colla giunta di aver essi Germani passato non solo il Reno, ma anche il Danubio, ed essere in grave rischio le confinanti provincie dell'Illirico e l'Italia stessa. Per questo si affrettò egli di lasciar la Soria, e di volgere i passi e l'armi colà dove il chiamava il bisogno. Se vero fosse il racconto di Erodiano, converrebbe dire che Alessandro si fermasse un anno di più in Antiochia; o pure ch'egli, un anno dopo quel che abbiam supposto, imprendesse la guerra coi Persiani. Ma non è sì facilmente da acquetarsi in ciò a quello storico greco, da che gli viene a fronte Lampridio, certo inferiore a lui di tempo, ma più di lui informato degli affari di Roma. Secondo Erodiano, l'Augusto Alessandro marciò a dirittura dalla Soria in Germania, nè più ritornò a Roma; laddove Lampridio, citando gli atti del senato, ci assicura esser egli dall'Oriente rivenuto a Roma, ed aver ottenuto il trionfo, e che quivi si godeva una mirabil quiete, quando sopraggiunse la novità dei Germani. Se questa giugnesse nell'anno presente, o pure nel susseguente, non so dirlo. Caso che nel presente, attese Alessandro a far dei preparamenti per andar in persona a dimandar conto ai Germani dei danni inferiti alle contrade romane.