Consoli

Marco Aurelio Valerio Massimiano Augusto per la seconda volta e Pomponio Januario.

Fu, secondo il catalogo pubblicato dal Cuspiniano e Bucherio, in questo anno prefetto di Roma Pomponio Januario; però il Panvinio [Panvin., in Fastis Consul.] ed altri han creduto ch'egli nello stesso tempo esercitasse l'impiego del consolato. E parendo veramente che in questi tempi non ripugnasse l'esser insieme console e prefetto di Roma, perciò ho osato anche io di dar a questo console il nome di Pomponio. Stimò eziandio il suddetto Panvinio che non Massimiano Augusto, ma un Massimo procedesse console in quest'anno, affidato ad un passo di Ammiano [Ammianus, lib. 23.], e di uno o due scrittori; ma il cardinal Noris colla comune dei Fasti ha assicurato qui il consolato a Massimiano. Se noi sapessimo l'anno preciso, in cui Mamertino recitò il suo primo panegirico nel natale di Roma, cioè nel dì 21 d'aprile, in lode di esso Massimiano imperadore, alla cronologia d'allora si porgerebbe qualche sussidio. Il Noris lo riferisce all'anno seguente, il Pagi al presente, altri più tardi. A me basterà di dire raccogliersi da quel panegirico che Massimiano [Mamertinus, in Panegyr., cap. 7 et 12.], nel medesimo tempo che dava delle lezioni del suo valore ai popoli nemici della Germania, mettendo a ferro e fuoco le lor campagne, faceva un formidabil preparamento di navi ne' fiumi grossi delle Gallie, con disegno di liberar la Bretagna dall'usurpatore Carausio. Accadde che in questo o pure nel precedente anno per una mirabil serenità si mostrò favorevole il cielo alla fabbrica di essa flotta, e il verno stesso parve una primavera. Non si sa ben distinguere nel testo di esso Mamertino se a Massimiano o pure a Diocleziano sia da riferire la venuta con un buon esercito nella Rezia, e l'aver quivi riportata qualche vittoria contra i Germani, con istendere da quella parte i confini del romano imperio. Certo è che Diocleziano circa questi tempi ritornò carico d'allori dalla spedizion militare contra de' Persiani in Europa, per trattare con Massimiano dei pubblici affari. Fa parimente menzione Mamertino [Idem, ibid., cap. 10.] di Genobon, o sia Genobaud, re di qualche nazion germanica (il Valesio [Valesius, Hist. Franc.] ed altri il credono re de' Franchi), il quale con tutta la sua gente venne ad inchinar Massimiano, ad implorar la pace, e a promettere buona amicizia e lega.


CCLXXXIX

Anno diCristo CCLXXXIX. Indiz. VII.
Caio papa 7.
Diocleziano imperadore 6.
Massimiano imperadore 4.

Consoli

Basso per la seconda volta e Quinziano.

Seguitò ad essere prefetto di Roma Pomponio Januario. Prima che Mamertino recitasse il suo panegirico, racconta egli che i due imperadori vennero, Diocleziano dall'Oriente, e Massimiano dal Ponente, per abboccarsi insieme e trattar dei ripieghi per i bisogni dell'imperio. Carausio, impadronito della Bretagna, sempre più cresceva in forze; i Barbari scatenati da ogni parte, non ostante le rotte lor date, minacciavano tutto dì le provincie romane. Mamertino [Mamert., in Panegyr., cap. 9.] parla di questo abboccamento, che sembra diverso da un altro, di cui ragioneremo più innanzi. Videsi allora e si ammirò la stupenda unione e concordia di questi due principi, uno de' quali, cioè Diocleziano, fece pompa dei regali a lui mandati dal re persiano, e l'altro delle spoglie riportate dal paese germanico. Quando si ammetta che in questo, e non già nel precedente, anno Mamertino recitasse in Treveri il suo panegirico a Massimiano, che si trovava in quella città, capo allora delle Gallie, e frontiera contro i Germani, si può credere che qualche tempo prima avendo esso Augusto Massimiano compiuta la fabbrica di una flotta, per procedere contro Carausio usurpator della Bretagna [Idem, ibidem, cap. 11.], la spignesse dai fiumi nel mare. Erano state basse fin allora l'acque per la lunga serenità, durata anche nel verno; ma vennero a tempo pioggie, le quali, coll'ingrossar i fiumi, facilitarono il trasporto di que' legni all'Oceano. Di bei successi, di felici vittorie prometteva perciò quel panegerista a Massimiano. Ma diversi dall'aspettazione riuscirono poscia gli avvenimenti. Dovette darsi qualche battaglia navale, in cui la peggio, per la testimonianza di Eutropio [Eutrop., in Breviario.], toccò a Massimiano, non essendo le genti sue sì sperte nei combattimenti marittimi, come quelle di Carausio, uomo avvezzo più di Massimiano a combattere in quell'elemento. Questa non aspettata disgrazia quella fu che indusse Massimiano [Eumen., Panegyric. Const., cap. 11.] ad ascoltar proposizioni di pace. E infatti riuscì a Carausio di ottenerla, con ritener la signoria della Bretagna, inorpellandola col titolo di Difensore di quelle provincie per la repubblica romana. Se è vera una medaglia, rapportata dal cardinal Noris [Noris, Dissert. de Num. Dioclet.], leggendosi ivi PAX AVGGG., si conosce che anche Carausio conservò il titolo di Augusto, di consenso degli altri due imperadori. Per conto di Diocleziano, potrebbe essere che in quest'anno egli facesse guerra ai Sarmati, Jutunghi e Quadi, e ne riportasse quelle vittorie che si veggono mentovate dai panegiristi d'allora [Mamert. et Eumenes, in Panegyr.], per le quali in qualche iscrizione Diocleziano è intitolato Sarmatico. Trovasi anche nelle medaglie [Mediobarb., in Numismat. Imperat.] di questo Augusto VICTORIA SARMATICA. Sarà probabilmente un'iperbole adulatoria quella di Eumene [Eumenes, Panegyr. Const., cap. 11.], dove dice che la nazion de' Sarmati fu per queste guerre sì estenuata ed abbattuta, che appena ne restò il nome per pruova della sua rovina. Noi troveremo anche da qui innanzi assai vigorosa quella gente, e nemica possente dell'imperio romano. Parlano ancora i panegiristi del ristabilimento della Dacia, provincia di là dal Danubio [Idem, ibid.], abbandonata già da Aureliano, ma senza poter noi meglio conoscere in che consistesse questo accrescimento o vantaggio dell'armi romane.