Anno diCristo CCCXXVII. Indizione XV.
Silvestro papa 14.
Costantino imperadore 21.

Consoli

Flavio Valerio Costantino e Massimo.

Nell'assegnare il nome del primo console ho io seguitato il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron., ad hunc annum.] e il Relando [Reland., Fast. Consul.]; ma debbo ora dire che non abbiam sicurezza d'esso, nè sappiam chi egli fosse: tanto son diverse le date delle leggi di quest'anno e le asserzioni dei Fasti. Presso alcuni in vece di Costantino si legge Costanzo. Presso altri il puro suo nome è scritto senza il titolo di Cesare, e in altri sì. Alcuni il fanno console per la prima volta, altri per la seconda, ed altri per la quinta. Fu creduto questo Costantino dal Panvinio [Panvin., Fast. Consul.] un parente di Costantino Augusto. Può essere che un dì salti fuori qualche iscrizione che tolga ogni dubbio. Una [Thes. Novus Inscript., pag. 354.] ne ho io recato, dove altra menzione non è fatta che di Flavio Cesare e di Massimo. Per conto di questo ultimo conghietturò il suddetto Panvinio ch'egli non fosse diverso da Valerio Massimo Basilio, già da noi veduto prefetto di Roma; ma nei Fasti si soleva notare il solo ultimo cognome. Nella stessa prefettura seguitò ancora in questo anno Anicio Giuliano. Truovavasi lo Augusto Costantino, per quanto apparisce dalle date di varie sue leggi [Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.], nell'anno presente in Tessalonica ed Eraclea, cioè in città della Macedonia e Tracia. San Girolamo, che dopo aver tradotta in latino la Cronica di Eusebio Cesariense [Hieronymus, in Chronico.], la continuò poi fino ai suoi giorni, fa verso a questi tempi menzione di Arnobio oratore africano. Era egli di credenza pagano, ed insegnava agli scolari rettorica. Convertito alla religione di Cristo, impugnò di poi la penna contro le superstizioni e follie del gentilesimo con que' libri che tuttavia abbiamo gravi d'erudizion pagana, e bisognosi di commento. Non è improbabile che circa questi tempi Elena, madre dell'Augusto Costantino, donna santa e colma di zelo per l'abbracciata religione di Cristo, andasse a Gerusalemme, dove scoprì il sepolcro del divino nostro Salvatore, e la vera croce, su cui egli morì. Portatone l'avviso a Costantino, ordinò che si fabbricasse ivi un insigne tempio col titolo della Resurrezione. Altre chiese a petizione della piissima Augusta egli piantò nel monte Oliveto, in Betlemme ed altri luoghi, per onorar le memorie della nascita e passion del Signore. Ma intorno a ciò è da consultare la storia ecclesiastica, depurata nondimeno da alcuni racconti poco sussistenti. L'anno preciso, in cui sant'Elena fu chiamata da Dio a miglior vita, resta tuttavia ignoto o controverso. Potrebbe essere che ciò succedesse nell'anno seguente. Eusebio [Euseb., in Vita Const., lib. 2, cap. 23 et seq.], dopo aver narrato le suntuose chiese alzate da Costantino in quei santi luoghi, descrive ancora le gloriose azioni di pietà, di munificenza e d'umiltà della santa imperadrice, e quanto amore a lei professasse, quanto onore le concedesse il figlio Augusto. Non solamente volle che foss'ella riconosciuta per imperadrice, e che si battessero medaglie d'oro in suo onore, ma le conferì ancora una piena balìa per valersi del tesoro imperiale in opere di pietà. Appresso aggiugne, che essendo ella mancata di vita in età di circa ottant'anni, Costantino fece portare il suo corpo nella città regale, cioè a Roma, come comunemente vien creduto, e deporlo in un magnifico sepolcro. Altri visibili segni diede Costantino dell'amor suo verso la madre. Imperciocchè sotto quest'anno nota san Girolamo [Hieron., in Chronico.], ch'egli varie fabbriche alzò in onore di san Luciano martire, seppellito nel borgo di Drepano nella Bitinia, con farne una città, a cui diede il nome della madre, forse tuttavia vivente, chiamandola Elenopoli. Ne parla ancora la Cronica Alessandrina [Chron. Alexandrinum.]. Filostorgio [Philostorgius, Hist., lib. 2, cap. 13.] attribuisce alla stessa Elena la fabbrica di quella città e l'insigne tempio edificato in onore del suddetto martire. Abbiamo anche da Sozomeno [Sozomenus, lib. 2, cap. 2.] che una città di Palestina prese il nome di Elenopoli da questa santa imperadrice. Veggonsi iscrizioni, trovansi medaglie che confermano il gran credito ch'ella meritamente godè, tanto in vita che dopo morte, per le sue luminose virtù.


CCCXXVIII

Anno diCristo CCCXXVIII. Indizione I.
Silvestro papa 15.
Costantino imperadore 22.

Consoli

Januario e Giusto.

S'incontra il primo console appellato anche Januarino. Seguitò nell'anno presente ad esercitar la prefettura di Roma Anicio Giuliano. Le poche leggi [Gothofred., Chronolog. Cod. Theodos.] che abbiamo appartenenti a quest'anno ci fan vedere Costantino in Nicomedia, capitale della Bitinia, e poi in Oiscos, o Escos, luogo della Dacia, o piuttosto della Mesia inferiore, oggidì Bulgaria. Qui la Cronica Alessandrina ci fa sapere che Costantino passò più volte di là dal Danubio, e che sopra quel fiume fece fabbricar un ponte di pietra. Anche l'uno e l'altro Vittore [Victor, in Epitome. Idem, de Caesarib.] attestano la fabbrica di questo ponte, nè si sa vedere perchè il Tillemont [Tillemont, Mémoires des Empereurs.] la chiami affatto inverisimile. Noi sappiamo che Costantino, più di quel che si possa credere, fu avidissimo della lode e della gloria. Ben probabile è ch'egli non volesse essere da meno di Traiano, da cui fu fabbricato un simil ponte su quel fiume regale. Abbiamo anche medaglie [Mediobarb., in Numismat. Imperat.], dove si mira quel ponte col motto SALVS REIPVBLICAE DANVBIVS. Questi movimenti di Costantino hanno poi fatto pensare a qualche erudito [Gothofredus et Tillemont.] che in quest'anno egli avesse guerra coi Goti e Taifali, popoli abitanti di là dal Danubio in faccia alla Mesia. E però il Mezzabarba [Mediob., in Numismat. Imperator.] rapporta monete battute, a suo credere, nel presente anno col motto VICTORIA GOTHICA. Ma forse tali medaglie son da riferire nell'anno 322. Per altro ve n'ha di quelle, dove egli comparisce circa questi tempi imperadore per la vigesima seconda volta, e queste dovrebbono assicurarci di qualche vittoria da lui riportata verisimilmente contra de' Barbari transdanubiani. In questi tempi appunto gli autori della storia ecclesiastica [Socrat. Sozomen. Philostorg. Pagius. Baronius et alii.] muovono gravi querele contro la memoria di Costantino, perchè egli richiamò dall'esilio l'eresiarca Ario, e poi Eusebio, Mari e Teognide, vescovi protettori del medesimo: dal che vennero poi non poche turbolenze alla Chiesa di Dio, e cominciò la persecuzione contra di sant'Atanasio. Certo è da stupire come un sì saggio Augusto, dianzi veneratore dei decreti del celebre concilio niceno, e che avea banditi i vescovi suddetti, perchè disubbidienti al medesimo concilio, poscia retrocedesse, e tanto si lasciasse avviluppar da Eusebio, vescovo di Nicomedia, che da lì innanzi il tenne per uno de' suoi più intimi consiglieri, e in riguardo suo molti falli commise in favore dell'arianismo. A simili salti è suggetto chiunque de' principi non sa sceglier buoni ministri.