L'anno verisimilmente fu questo, in cui Trajano con poderosa armata marciò contro a Decebalo re dei Daci. Poco sappiamo delle avventure di quella guerra. Ecco quel poco che ne lasciò scritto Dione [Dio, lib. 68.]. Giunto che fu l'Augusto Trajano ai confini della Dacia, veggendo Decebalo tante forze in ordine, e un sì rinomato imperadore in persona venuto contra di lui, spedì tosto deputati per esibirsi pronto alla pace. Trajano, oltre al non fidarsi di lui, un gran prurito nudriva di acquistar gloria per sè e di ampliare il romano imperio: però, senza voler prestare orecchio a proposizione alcuna, andò innanzi. Si venne ad una terribil battaglia, che costò di gran sangue ai Romani, ma colla sconfitta de' nemici. Raccontasi che in tal congiuntura girando Trajano, per osservare se i soldati feriti erano ben curati, al trovare che mancavano fasce per legar le ferite, fece mettere in pezzi la veste propria, perchè servisse a quel bisogno. Con grande onore data fu sepoltura agli estinti; ed alzato un altare, acciocchè ne' tempi avvenire si celebrasse il loro anniversario. Col vittorioso esercito s'andò poi di montagna in montagna inoltrando Trajano, finchè pervenne alla capitale della Dacia, che si crede Sarmigetusa, città posta in quella provincia che oggidì appelliamo Transilvania; che divenne poi colonia de' Romani col nome di Ulpia Trajana [Thesaurus Novus Veter. Inscription., p. 1121, 7; 1127, 112.]. Nel medesimo tempo Lucio Quieto, Moro di nazione, uffizial valoroso, da un'altra parte fece grande strage e molti prigioni dei Daci; e a Massimo, uno de' generali, riuscì di prendere una buona fortezza; entro la quale si trovò la sorella di Decebalo. Allora dovette accadere ciò che narra Pietro Patrizio [Petrus Patricius, de Legationib., Tom. 1, Hist. Byzantin.], cioè che Decebalo mandò a Trajano prima alcuni de' suoi conti, poscia altri de' suoi principali uffiziali a supplicarlo di pace, esibendosi di restituir l'armi e le macchine da guerra, e gli artefici guadagnati nella guerra fatta a' tempi di Domiziano [Dio, lib. 68.]. Accettò Trajano le proposizioni, con aggiugnervi che Decebalo smantellasse le fortezze, rendesse i disertori, cedesse il paese occupato ai circonvicini, e tenesse per amici e nemici quei del popolo romano. Decebalo, suo malgrado, venne a prostrarsi a' piedi di Trajano, e ad implorar la sua grazia ed amicizia. Non si sa, se in questa prima guerra e pace Trajano restasse in possesso di Sarmigetusa, e di quanto egli avea conquistato in quelle contrade. Certo è, che per questa impresa riportò egli il titolo di Dacico, nè aspettò a conseguirlo nell'anno seguente, come immaginò il Mezzabarba [Mediobarbus, Numismat. Imperator.]; ma nel presente, siccome ancora apparisce da due iscrizioni da me date alla luce [Thesaurus Novus Inscription., pag. 449, 2, 450, 1.], nelle quali è chiamato Dacico, correndo la sua tribunizia podestà V, che terminava circa il fine di ottobre in quest'anno.


CIII

Anno diCristo CIII. Indizione I.
Evaristo papa 8.
Trajano imperadore 6.

Consoli

Marco Ulpio Nerva Trajano Augusto per la quinta volta e Lucio Appio Massimo per la seconda.

Intorno ai consoli di quest'anno han disputato vari letterati, pretendendo che il consolato quinto di Trajano, e il secondo di Massimo cadano nell'anno seguente [Noris, Epistol. Consulari.]; e che ciò si deduca da due o tre medaglie, nelle quali Trajano, correndo la sua settima podestà tribunizia, è chiamato COnSul IIII. DESignatus V. Ma concorrendo gli antichi fasti ne' consoli sopraccitati, si può forse dubitare della legittimità di quelle monete, oppur di errore ne' monetari. Finchè si scuoprano migliori lumi, io mi attengo qui al Panvinio, al Pagi, al Tillemont e ad altri, che non ostante l'opposizione di quelle medaglie, mettono in quest'anno il consolato quinto di Trajano. Massimo, il secondo d'essi consoli, verisimilmente è quel medesimo che nell'anno precedente s'era segnalato nella guerra dacica, e fu premiato per la sua prodezza coll'insigne dignità del consolato. Era [Dio, lib. 68.] già tornato a Roma nel precedente anno il vittorioso Trajano. Perchè egli da saggio e buon principe cercava il proprio onore, nè dimenticava quello del senato romano, avea fra l'altre condizioni obbligato Decebalo a spedire ambasciatori a Roma, per supplicare il senato di accordargli la pace, e di ratificare il trattato. Vennero essi verisimilmente in quest'anno, e introdotti nel senato, deposero l'armi, e colle mani giunte a guisa degli schiavi, in poche parole esposero la lor supplica. Furono benignamente ascoltati, e confermata la pace: il che fatto, ripigliarono l'armi, e se ne tornarono al loro paese. Trajano dipoi celebrò il suo trionfo per la vittoria riportata dei Daci: e v'ha una medaglia [Mediobarbus, in Numism. Imperat.], creduta indizio di questo suo trionfo, dove comparisce la Tribunizia Podestà VII; il che può far credere differita questa funzion trionfale agli ultimi due mesi dell'anno corrente. Ma quivi egli è intitolato CONSUL IIII; il che si oppone alla credenza ch'egli nell'anno presente procedesse console per la quinta volta. Un qualche dì potrebbe disotterrarsi alcuna iscrizione o medaglia che dileguasse le tenebre, nelle quali resta involto questo punto di storia e cronologia. Aveva Trajano trovato nelle parti della Dacia Dione Grisostomo eloquentissimo oratore e filosofo greco, di cui restano tuttavia le orazioni. Seco il condusse a Roma, e tale stima ne mostrò, che, se dice il vero Filostrato [Philostratos, in Sophist.], nel suo stesso carro trionfale il volle presso di sè, con volgersi di tanto in tanto a lui per parlargli e far conoscere al pubblico quanto l'apprezzasse. Al trionfo tenne dietro un combattimento pubblico di gladiatori, e un divertimento di ballerini che Trajano, dopo averli due anni prima cacciati di Roma, ripigliò, dilettandosi dei loro giuochi, e sopra gli altri amando Pilade uno di essi. Ma s'egli talvolta si ricreava con tali spettacoli, ciò non pregiudicava punto agli affari; e massimamente s'applicava il vigilante imperadore all'amministrazione della giustizia. Una bellissima villa era posseduta da Trajano a Centocelle, oggidì Cività Vecchia, dove egli andava talvolta a villeggiare, con attendere anche ivi alla spedizion delle cause e liti più rilevanti. Plinio [Plinius, lib. 4, epist. 31.] scrive d'essere stato chiamato a quel delizioso soggiorno (probabilmente in quest'anno) per assistere ad alcuni giudizii ch'egli descrive. Fra gli altri era accusato Euritmo, liberto e procurator di Trajano, di aver falsificati in parte i codicilli di Giulio Tirone, i cui eredi alla presenza di Trajano pareva che non si attentassero a proseguir la causa, trattandosi di un uffizial di casa del principe. Fece lor animo il giusto principe, con dire: Eh che colui non è Policleto (liberto favorito di Nerone) nè io son Nerone. Abbiamo dal medesimo Plinio, che Trajano in questi tempi facea fabbricare un porto vastissimo a foggia di un anfiteatro. Già era compiuto il braccio sinistro, si lavorava al destro, e vi si andavano conducendo per mare grossissimi sassi. Tolomeo [Ptolomaeus, Geograph.] parla del porto di Trajano, lo stesso che oggidì Cività Vecchia; e Rutilio nel suo Itinerario ne fece la descrizione [Rutilius, in Itinerar.].


CIV

Anno diCristo CIV. Indizione II.
Evaristo papa 9.
Trajano imperadore 7.