Le iscrizioni pubblicate dal Fabretti, dal Bianchini e da me, ci assicurano tali essere stati i nomi e cognomi di questi consoli, che si trovavano ignorati o guasti presso i precedenti illustratori dei Fasti. Non si sa intendere, perchè il Mezzabarba [Mediobarbus, in Numism. Imper.] e monsignor Bianchini pretendano, che solamente in quest'anno il senato accordasse a Trajano il glorioso titolo di Ottimo, quando questo titolo comparisce in tante altre medaglie, che si rapportano agli anni precedenti. Plinio anch'egli ne parla nel panegirico che dicemmo composto nell'anno 100. Dione [Dio, lib. 68.], per lo contrario, scrive che solamente dopo le conquista dell'Armenia egli fu cognominato Ottimo. Vogliono i suddetti scrittori, che Trajano l'accettasse solamente in quest'anno. Ma non era tale la di lui umiltà, da far sì lunga resistenza a quest'elogio, per altro ben meritato da lui. Augusto non voleva esser chiamato Signore. Trajano all'incontro assai gradiva che gli si desse questo nome. Abbiamo da Eusebio [Euseb., in Chron.], che il famoso tempio del Panteon di Roma, oggidì la Rotonda, fu bruciato da un fulmine. Chi sa che in quella nobilissima fabbrica non entrava legno, crederà bensì che un folgore cadesse colà, ma che lo incendiasse, non saprà intenderlo. Sotto Nerone e sotto Domiziano, principi nemici della virtù, maraviglia non è, se fu perseguitata la santa religione di Cristo. Potrebbe ben taluno stupirsi, come essa trovasse un persecutore in Trajano [Euseb., Histor., lib. 3, cap. 31.], principe amator delle virtù, delle quali vera maestra è la sola religione de' Cristiani. Pure fuor di dubbio è, che sotto di lui la Chiesa di Dio patì la terza persecuzione, non già, come osservò il cardinal Baronio, ch'egli pubblicasse editto alcuno particolare contro di essi Cristiani, ma perchè riferito a lui, come si andava a gran passi dilatando la lor credenza con pregiudizio del dominante culto degl'idoli, con gravi lamenti de' falsi sacerdoti del Paganesimo, e con delle sollevazioni de' popoli contra chi professava la fede di Cristo; Trajano ordinò, o permise che fossero osservate rigorosamente le antiche leggi contra gl'introduttori di nuove religioni. Però i governatori delle provincie, massimamente dell'Oriente, cominciarono ad infierire, probabilmente circa questi tempi, contra chiunque si scopriva seguace dei dogmi cristiani; laonde si videro molti forti campioni attestar col loro sangue la verità di questa religione. Ne han trattato ampiamente il cardinal Baronio [Baron., in Annal.], il Tillemont [Tillemont, Mém. de l'Église.], i Bollandisti [Acta Sanctorum.] ed altri. Forse a questi tempi appartiene la scoperta della congiura tramata da Crasso contra del buon imperador Trajano, che vien solo accennata da Dione [Dio, lib. 68.], senza dirne circostanza alcuna. Altro di più non abbiamo, se non che Trajano ne lasciò la cognizione al senato, da cui gli fu dato il meritato gastigo, senza apparire se pagasse il delitto col capo o coll'esilio. Racconta Sparziano [Spartianus, in Hadriano.], che Adriano, successor di Trajano, ne' primi giorni del suo imperio fu consigliato da Taziano di levar la vita a Laberio Massimo e a Crasso Frugi, relegati nelle isole per sospetti di aver aspirato all'imperio; ma ch'egli, affettando sul principio il buon concetto di essere principe clemente, niun male avea lor fatto. Tuttavia, perchè Crasso dipoi senza licenza era uscito fuor dell'isola, il procuratore di Adriano, senza aspettarne alcun ordine dall'imperadore, l'avea ucciso, quasichè egli macchinasse delle novità. Questi forse è il medesimo Crasso, di cui parla Dione.
CXI
| Anno di | Cristo CXI. Indizione IX. |
| Alessandro papa 4. | |
| Trajano imperadore 14. |
Consoli
Cajo Calpurnio Pisone e Marco Vettio Bolano.
Un'iscrizione pubblicata dal Panvinio [Panvin., Fast. Consular.] ci fa vedere console nelle calende di marzo, se pure è vero, correndo la tribunizia podestà XIV di Trajano, cioè nell'anno presente, Cajo Orso Serviano per la seconda volta e Lucio Fabio Giusto. Quando sia vero che Plinio in questi tempi governasse il Ponto e la Bitinia, probabil cosa sarebbe che a quest'anno appartenesse la celebre lettera [Plinius, lib. 10, epist. 97 et 98.] da lui scritta a Trajano intorno ai Cristiani. Era cresciuta a dismisura in quelle parti, non meno che nell'altre dell'Oriente, la religione di Cristo; e si scorge che Plinio avea ricevuto ordine da Trajano di processare e punire i di lei seguaci. Plinio ne fece diligente ricerca; ma ritrovato, più di quel che credea, esorbitante il numero de' Cristiani di ogni sesso ed età; e, quel che più importa, dopo maturo esame scoperto, ad altro non tendere questa religione, che a professar la pratica delle virtù, e l'abborrimento ai vizi, volle prima informarne Trajano, per sapere come s'avea da condurre in circostanze tali. Abbiamo anche la risposta dell'imperadore, che gli comanda di non fare ricerca de' Cristiani; ma se saranno denunziati, e trovati costanti nella lor fede, sieno puniti, con perdonare a chi proverà di non esser tale, sagrificando agli dii, e col non badare alle denunzie orbe, cioè date contra di loro, senza il nome dell'accusatore. Tertulliano [Tertullianus, in Apologetico, cap. 2.], ben informato di queste lettere, fa conoscere l'ingiustizia di Trajano in non volere che sieno ricercati come innocenti, e in volerli puniti, se accusati. Però continuò la persecuzione come prima: e quantunque non mancassero degli apostati, pure senza paragone maggior fu il numero degli altri, che amarono piuttosto di sofferir coraggiosamente la morte, che di sagrificare ai falsi dii del Gentilesimo. Crede il padre Pagi [Pagius, in Crit. Baron.], che sia piuttosto da riferire al seguente anno la lettera di Plinio. Il vero è, che non si può accertar questo tempo.