Marco Annio Vero per la terza volta, ed Eggio Ambibulo.

Il primo de' consoli Annio Vero, sappiam di certo che fu avolo paterno di Marco Aurelio imperadore; non così certo è il suo prenome di Marco. Ho io appellato il secondo Eggio Ambibulo, fondato sopra un'iscrizione da me rapportata altrove [Thesaurus Novus Inscript., p. 323, n. 2.], ed esistente nel Museo Capitolino. Credette il cardinal Noris [Noris, Espistol. Consular.], ch'egli portasse i nomi di Lucio Vario Ambibulo, adducendone per prova due iscrizioni riferite dal Reinesio. Ma i marmi reinesiani non dicono che quel Lucio Vario Ambibulo fosse console, e perciò nulla si oppongono al marmo da me sopra citato. Il padre Pagi [Pagius, Critic. Baron.] pieno della idea de' quinquennali, decennali, quindecennali, ec. degl'imperadori, de' quali sì spesso favella, pretende che il motivo d'Adriano per tornare a Roma, fosse affin di celebrare in quest'anno le feste che si usavano, allorchè gli Augusti compievano il decimo anno del loro imperio. Eusebio [Eusebius, in Cron.], con cui vanno concordi l'autore della cronica alessandrina, e Paolo Orosio, scrive che nel presente anno dal senato romano fu conferito ad Adriano il titolo di Padre della Patria, e a Giulia Sabina sua moglie quello di Augusta. Ma che ciò succedesse in quest'anno, si può giustamente dubitarne, trovandosi iscrizioni [Gruterus, Thesaur. Inscript.] e medaglie [Mediobarbus, in Numismat. Imp.], nelle quali prima di questi tempi Adriano si vede intitolato Padre della Patria. Abbiamo poi da Sparziano [Spartianus, in Hadriano.] che continuando questo imperadore nel desiderio di visitar tutte le provincie dell'imperio, dopo essersi fermato qualche tempo in Roma, passò in Africa, dove non men si fece conoscere liberale di grazie e di benefizii verso quelle città, che fosse stato verso le altre di sopra menzionate. Veggonsi medaglie [Mediobarbus, in Numismat. Imp.], nelle quali è appellato Ristoratore dell'Africa, della Mauritania, della Libia. Terminata poi la visita di quelle provincie, tornò a Roma, per quivi soggiornare nel verno.


CXXVII

Anno diCristo CXXVII. Indizione X.
Telesforo papa 1.
Adriano imperadore 11.

Consoli

Tiziano e Gallicano.

Finora non si sono scoperti in sicure memorie i prenomi e i nomi di questi consoli. Assai fu in uso de' Romani il distinguere le persone nobili, una dall'altra coll'ultimo lor cognome, o sia soprannome. Questo solo dovea bastare per intendere chi fosse l'uno e l'altro de' consoli. Opinione poi fondata è, che in quest'anno succedesse il glorioso martirio di san Sisto papa, in cui luogo nella cattedra di san Pietro fu sustituito Telesforo. Quanto tempo si fermasse in Roma Adriano, non si sa. Sembra bensì credibile, che ogni qualvolta egli tornava a Roma, rallegrasse il popolo con un congiario, e con altre fogge di regali. Le medaglie [Idem, ibid.] ci hanno conservata la memoria di varie Liberalità di Adriano, e ne contano fin sette. Secondochè scrive Sparziano [Spartianus, in Hadriano.], si rimise poi in viaggio il non mai stanco Augusto, per visitare un'altra volta la Grecia e l'Asia, verisimilmente bramoso di conoscere, se le fabbriche già da lui ordinate in varie città, fossero compiute. Tali trovò quelle che egli avea disegnato in Atene, e celebrò la festa della lor dedicazione. Fra gli altri suntuosi edifizii, ch'egli fece fabbricare in Atene, si contò quello di Giove Olimpio, il quale sembra, siccome dirò, compiuto solamente nell'anno 134. In alcune iscrizioni [Thesaurus Novus Inscript., p. 235.] da me date alla luce, egli è chiamato Adriano Olimpio. Sembra ancora che l'adulazione greca arrivasse a dare a lui il titolo di Giove Olimpio: il che, se fosse, sarebbe da cercare chi più meritasse il nome di pazzo, o chi lo dava o chi lo riceveva. Oltre a ciò si osserva nelle iscrizioni suddette, che dimorando Adriano in Atene, varie città gli spedirono ambasciatori, per rallegrarsi del di lui felice ritorno in quelle parti. Pare anche verisimile, ch'egli innamorato di Atene, si fermasse ivi tutto il seguente verno. Troppo si compiaceva egli di trovarsi tra i filosofi e le persone letterate. Di queste tuttavia era doviziosa la scuola d'Atene; e sopra gli altri furono in gran credito alla corte di Adriano Epitteto, insigne filosofo stoico, di cui ci restano il manuale, operetta aurea, e molti suoi documenti nel libro di Arriano suo discepolo; e Favorino sofista, o sia oratore, dottissimo tanto nella latina che nella greca lingua, di cui molto parla Aulo Gellio [Spartianus, in Hadriano.]. Di lui si racconta [Aulus Gellius, Noct. Attic.] che avendogli un giorno Adriano, principe uso di fare l'arcifanfano nelle lettere, riprovata una parola, adoperata da esso oratore in qualche scritto, dopo breve contrasto Favorino gliela diede vinta. Rimproverandolo poscia di codardia gli amici suoi, perchè quella era parola buona, autenticata dall'uso fattone da alcuni accreditati scrittori, egli saporitamente ridendo, loro rispose: Trattandosi di uno che ha trenta legioni al suo comando, non volete voi ch'io il creda più dotto di me? Ma cadde egli in fine dalla grazia di Adriano, perchè non sapea questo capriccioso e volubile Augusto sofferir lungamente chi potea far ombra al preteso suo universal sapere. E se n'avvide Favorino, allorchè fu per trattare una sua causa davanti a lui, pretendendo l'esenzione dal sostenere le cariche della sua patria Arles nella Gallia. Conobbe assai, che Adriano era per dargli la sentenza contro; e però quando si credea ch'egli venuto al contradditorio perorasse per la sua pretensione, altro non disse, se non che apparitogli la notte in sogno il suo maestro (forse Dione Grisostomo) l'avea esortato a non lasciarsi increscere di far quello che faceano gli altri suoi concittadini. Aveano gli Ateniesi eretta a quel filosofo una statua. Inteso ch'egli era decaduto dal favore di Adriano, corsero ad abbatterla [Philostratus, in Sophistis.]. Ne fu portata la nuova a Favorino, ed egli senza punto scomporsi, rispose: Avrebbe ben voluto Socrate essere trattato dagli Ateniesi a così buon mercato. Anche Dionisio da Mileto, eccellente sofista, godè un tempo della grazia di Adriano; ma perchè un giorno gli scappò detto ad Eliodoro segretario delle lettere di esso imperadore; Cesare ti può ben caricar di onori e di ricchezze, ma non ti può far divenire oratore, Adriano l'ebbe da lì innanzi in odio. Per altro questo imperadore, siccome ho detto di sopra, s'intendeva di tutte le arti e scienze, e lasciò scritti vari libri, di dicitura per lo più scura ed affettata, ed uno massimamente della sua vita. Ma usava di pubblicarli sotto nome de' suoi liberti, uno de' quali fu Flegonte, di cui tuttavia resta un'operetta degli Avvenimenti maravigliosi, e che compose molti altri libri.