SALVIS DD. NN.
ET PATRICIO
RICIMERE
EVSTATIVS VC
VRB. P. FECIT.

Al suono degli sconcerti suddetti, e durante l'assedio testè riferito, era corso dall'Oriente in Italia Olibrio, nobilissimo senatore della casa Anicia, già stato console nell'anno 464. Era un pezzo ch'egli pretendeva all'imperio, perchè marito di Placidia figliuola dell'imperadore Valentiniano III, ma non gli era venuto fatto finora di ottenere il suo intento. In questi torbidi si dovette egli appoggiare a Ricimere, non peranche morto, dalla cui forza bisognava riconoscere la corona dell'Occidente; e però fu proclamato Augusto. Nelle medaglie presso il Mezzabarba [Mediob., Numism. Imp.] si vede intitolato D. N. ANICIVS OLIBRIVS AVG. Chiaramente scrive l'autore della Miscella [Hist. Miscell. tom. 1 Rer. Italic.] che Olibrio fu mandato in Italia da Leone imperadore d'Oriente, e che essendo tuttavia vivo Antemio Augusto, egli conseguì la porpora imperatoria: il che se è vero, o egli burlò Leone, che probabilmente non l'avea inviato per danneggiar Antemio sua creatura, oppure Antemio dovea essere decaduto dalla grazia di Leone Augusto. Anche il Cronologo del Cuspiniano [Chronologus Cuspiniani.], con cui va d'accordo Cassiodoro [Cassiod., in Chron.], sembra assai manifestamente insinuare che Olibrio prima che fosse tolta la vita ad Antemio, fu dichiarato imperadore. Scrive di più Teofane [Theoph., in Chronogr.], che lo stesso Leone Augusto dichiarò imperadore Olibrio, e mandollo in Italia. Però si può dubitare dell'opinion del Pagi [Pagius, Critic. Baron.], che il suppone innalzato al trono solamente dappoichè Roma fu presa ed Antemio restò vittima della crudeltà di Ricimere. Ma io non so se per malizia degli uomini, o pel corso naturale delle cose caduche del mondo, Olibrio poco tempo godè la dignità imperatoria. Aveva egli dopo la morte di Ricimere, per quanto abbiamo dall'autore della Miscella e dal Cronologo del Cuspiniano, creato patricio Gundibalo, ossia Gundibaro, o Gundibaldo, nipote di Ricimere e generale dell'armata cesarea in quei tempi. Eruditamente osservò il suddetto Pagi che questo Gundibaldo era figliuolo di Gundeuco re dei Borgognoni; e Gregorio Turonense [Gregor. Turonensis, lib. 2. cap. 28.] scrive aver egli ucciso Chilperico e Gundomaro suoi fratelli, ed essere in fine stato punito da Dio con una simil morte. Per attestato di Ennodio [Ennod., in vita s. Epiphanii Ticin. Episc.], costui regnò in Lione; ma in questi tempi militando al servigio dell'imperio romano, e stando in Roma, ottenne le dignità vacanti per la morte di Ricimere. Altra azione fatta da Olibrio Augusto non è pervenuta a nostra notizia, se non che egli terminò il suo comando e i suoi giorni nel dì 23 d'ottobre, siccome attesta il Cronologo del Cuspiniano, e di morte naturale, per quanto s'ha dall'autore della Storia Miscella; il quale, non men che Cassiodoro, Giordano e Marcellino conte, gli dà sette mesi d'imperio, e non già tre mesi e dodici giorni, come immaginò il padre Pagi; riconoscendosi da questo ch'egli qualche mese prima della morte di Antemio Augusto avea dato principio all'imperio suo. Non lasciò Olibrio figliuoli maschi, per quanto si sappia, dopo di sè, dal matrimonio già contratto con Placidia figliuola di Valentiniano III Augusto, ma bensì una figliuola, appellata Giuliana, che fu maritata ad Ariobindo illustre personaggio, non quello che fu console nell'anno 434, ma sì ben ad un nipote d'esso, perciocchè, per attestato della Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.], trovandosi nell'anno 512 essa Giuliana nobilissima patricia presente ai giuochi circensi in Costantinopoli, le fazioni gridarono: Vogliamo Ariobindo per re della Romania. Questo accidente fu cagione che Ariobindo per paura di Anastasio, allora imperadore, se ne fuggì di là dal mare. Trovavasi tuttavia in Africa Eudocia, sorella della suddetta Placidia, maritata con Unnerico, primogenito di Genserico re dei Vandali, e gli aveva partorito un figliuolo per nome Ilderico, il quale col tempo divenne re di quella perfida nazione. Racconta Teofane [Theoph., in Chronogr.] ch'ella nel presente anno non potendo più sofferire, siccome buona cattolica, d'aver per marito un ariano, dopo esser vivuta con lui sedici anni, trovò felicemente la maniera di fuggirsene, e se n'andò dirittamente a Gerusalemme, dove, dopo aver visitati i santi luoghi, e il sepolcro di Eudocia Augusta sua avola, stabilì la sua residenza, ma per poco tempo, perchè Dio la chiamò a sè. Lasciò ella tutti i suoi beni alla chiesa della santa Risurrezione, con raccomandare al vescovo un suo fedel servitore che l'avea aiutata alla fuga. In quest'anno medesimamente, per attestato di Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.], il monte Vesuvio vomitò tanta cenere, che coprì tutta la superficie dell'Europa, e in Costantinopoli, per memoria di questa terribil cenere, fu istituita una festa a dì 6 di novembre. Procopio [Procop., de Bell. Goth., lib. 2, cap. 4.] anch'egli scrive essere stata tradizione che a Costantinopoli giugnesse quella cenere, e perciò avesse principio la festa suddetta. Contra del Bodino, che deride come una semplicità la narrazione di questi due autori, il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.] reca un passo di Cassiodoro [Cassiodorus, Variar., lib. 4, ep. 50.], il quale asserisce che la polve vomitata dal Vesuvio giugneva fino alle provincie di oltremare. Certo è intanto doversi chiamare un grande iperbole quella di Marcellino conte. Che poi quelle ceneri giugnessero di là dall'Adriatico, si può credere, avendone noi veduto un esempio anche ai dì nostri; ma il farle anche volare sino a Costantinopoli in forma sensibile, sembra notizia non sì facile da digerire.


CDLXXIII

Anno diCristo CDLXXIII. Indizione XI.
Simplicio papa 6.
Leone imperadore 17.
Glicerio imperadore 1.

Console

Flavio Leone Augusto per la quinta volta, senza collega.

Erano talmente imbrogliati gli affari in Occidente, che non fu creato console in Italia; e però il solo Leone Augusto comparisce per la quinta volta nei Fasti di quest'anno. Dopo la morte di Olibrio, mi si fa credibile che o l'emulazione di molti impedisse per qualche tempo la elezione di un nuovo imperadore d'Occidente, oppur che il senato romano trattasse con Leone imperadore d'Oriente per camminar seco di buona armonia in cosa di tanto rilievo. Ma in questo mentre Glicerio, il quale non sappiamo chi fosse, nè qual dignità godesse, così persuaso da Gundibalo patrizio, come abbiam da Cassiodoro [Cassiod., in Chron.], si fece proclamare imperadore d'Occidente dall'esercito di Ravenna nel dì 5 di marzo. Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] lasciò scritto che Glicerio più per sua prosunzione, che per elezione, fu fatto imperadore, volendo, a mio credere, significare che non vi concorse l'assenso del senato; e certamente ciò succedette senza saputa e volontà di Leone Augusto. Dall'autore della Miscella [Histor. Miscell., tom. 1 Rer. Italic.] questo Glicerio è appellato domesticus, cioè guardia del corpo, non so se dell'imperadore o di Gundibalo patrizio. Teofane [Theoph., in Chronogr., pag. 90.] scrive che Marciano, da noi veduto di sopra imperadore, era stato domestico di Aspare patrizio. Ed allorchè Gioviano fu fatto imperadore, per attestato di Ammiano Marcellino [Ammianus Marcell., lib. 25.], era il primo nell'ordine dei domestici. Trovasi inoltre che l'essere domestico portava talora il comando in qualche uffizio, o nella milizia: sopra che è da vedere il Codice Teodosiano e il Du-Cange [Du-Cange, in Glossar. Latino.]. Le azioni di questo novello imperadore, che nondimeno regnò poco tempo, restano seppellite nell'obblio. Solamente sappiamo da Teofane che esso fu uomo non cattivo, e da Ennodio [Ennod., in Vita s. Epiphan.], che essendo stata ingiuriata la madre (per quanto apparisce) dello stesso Glicerio dagli uomini suoi sudditi (forse dai Pavesi), s'interpose sant'Epifanio vescovo di Pavia, ed impetrò loro il perdono. Racconta inoltre Giordano istorico [Jordan., de Reb. Get., cap. 56.], che venuto in Italia Videmire, fratello di Teoderico re o duca degli Ostrogoti, con un corpo d'armata, terminò qui i suoi giorni; ed essendogli succeduto Videmire suo figliuolo, Glicerio fece tanto con dei regali, che lo indusse a passar nelle Gallie, dove si unì coi Visigoti, anch'essi della nazion medesima. Sentiva intanto Leone imperador d'Oriente che declinava forte la sua sanità, e però non avendo figliuoli maschi che gli potessero succedere nell'imperio, rivolse tutto il suo studio per far cadere la corona in capo a Zenone suo genero, perchè marito di Arianna sua figliuola. Candido, antichissimo storico, di cui Fozio [Photius, in Biblioth. Cod. 79.] ci ha conservato un estratto, racconta, che per quanto egli s'adoperasse, non potè ottenere che i sudditi acconsentissero alla elezion di Zenone: segno che si esigeva in quei tempi il consenso del senato e del popolo per creare gl'imperadori. Perciò Leone si appigliò al partito di dichiarare Cesare, e per conseguenza suo successore, o, come altri vogliono, Augusto e collega nell'imperio, con approvazion del pubblico, Leone suo nipote, nato dai suddetti Zenone ed Arianna. Giovanni Zonara [Zonar., in Annal.] pretende che Leone stesso abborrisse il far imperadore Zenone, perchè uomo di aspetto odiosissimo e di animo anche più brutto. Vuole il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.] che si stia alla fede di Candido, come scrittore più antico; ma essendo poi stato dopo la morte di Leone, col consenso del senato, eletto imperadore lo stesso Zenone, non par credibile il preteso abborrimento del senato e popolo, nè che Leone avesse voluto daddovero promuoverlo dianzi. Oltre di che più a lui dovea premere l'innalzamento di un discendente suo, cioè del nipote, che del genero. Sotto quest'anno ho io posta la elezione di Leone juniore, seguendo Cassiodoro, Teofane, Marcellino conte, ed anche Cedreno. Ma Candido storico scrive presa questa risoluzione da Leone Augusto poco prima della sua morte. Tuttavia essendo mancato di vita esso Leone nel gennaio dell'anno seguente, non apparisce in ciò discordia fra gli storici. Nell'anno presente ancora merita Apollinare Sidonio, riguardevole scrittore di questi tempi, che si faccia memoria come egli fu creato vescovo della città di Auvergne nella Gallia. Dissi di sopra che Teoderico figliuolo di Triario, duca dei Goti orientali, con Ostro conte, tentò di far vendetta della morte di Aspare patrizio. Furono questi Barbari astretti a ritirarsi, e fecero dipoi molti danni nella Tracia, dove piantarono allora la loro sede. Malco rettorico [Malchus Rhetor, tom. 1 Hist. Byz. pag. 92.], di cui restano alcuni estratti nel libro delle Ambascerie, racconta che quei Goti, i quali comincieremo a chiamare Ostrogoti, fecero in questo anno istanza a Leone Augusto che fosse data ad esso Teoderico l'eredità lasciatagli dall'ucciso Aspare patrizio; che potessero abitar nella Tracia, e che a Teoderico si desse il comando sopra le milizie straniere, come aveva il suddetto Aspare. Perchè tutto non fu loro accordato, Teoderico spedì parte delle sue genti a devastar la campagne di Filippi: assediò ancora e prese Arcadiopoli. Seguì appresso la pace, con obbligarsi l'imperadore a pagar ogni anno duemila libbre di oro ad essi Ostrogoti, e con dichiarare il suddetto Teoderico generale dei due corpi d'armata che servivano alla guardia dell'imperadore. Questo Teoderico è diverso dall'altro, figliuolo di Teodomiro, che fu poi re d'Italia, ed era anch'egli in Oriente allora in gran reputazione.