In quest'anno poi, siccome ho accennato di sopra, il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.] pretende che circa il fine di gennaio Zenone Augusto fosse obbligato alla fuga dal suddetto Basilisco, il quale si fece tosto proclamar imperadore. Aggiugne che circa il mese d'agosto dell'anno susseguente 477 terminò la tirannia di Basilisco, con risalire sul trono il già fuggito Zenone. Può esser stato così, ma si vuol qui confessare un grande imbroglio nelle storie intorno al tempo di questo avvenimento. Io non mi attribuisco di poter colpire nel vero; tuttavia dirò non essere già certa la sentenza del padre Pagi, e portar io opinione, o almeno non lieve sospetto, che nel gennaio del precedente anno 475 Basilisco usurpasse la corona d'Oriente, e che egli, prima che terminasse lo stesso anno 475, decadesse, con essere rimesso sul trono Zenone Augusto. I motivi di questa mia opinione sono i seguenti. Noi abbiamo una legge data da Zenone Augusto [L. 28, C. de Jure dotium.] nel dì primo di gennaio dell'anno 476, e similmente un'altra promulgata dal medesimo imperadore X halendas martias Basilio II et Armasio coss. [L. 5, Cod. de naturalib. liberis.], cioè nell'anno presente, quantunque sia alquanto sfigurato il nome di questi consoli, dovendo essere Basilisco et Armato coss. Adunque nel febbraio del 476, e non già nell'agosto del 477, come vuole il padre Pagi, dovea essere ritornato in Costantinopoli Zenone, ed avere ripigliato il governo. E se di qui talun volesse inferire che in esso febbraio del 476 non dovea essere per anche seguita l'intronizzazione di Basilisco, s'ha osservare una altra legge [L. 16, C. de sacros. Eccl.] data da esso Zenone XVIII Kalendas januarii Armatio V. C., cioè nel presente anno ai quindici di dicembre. Questa ci fa vedere rimontato già sul trono Zenone prima che termini l'anno 476, e non già nell'agosto del 477. Accortosi di ciò il padre Pagi, pretende che sia scorretta quella data, e vi s'abbia a leggere post consulatum Armatii V. C. Ma se è stato lecito al padre Pagi l'acconciare colla sua sentenza i testi, sarà permesso anche a noi la libertà medesima, con dire che l'epistola ottava di Simplicio papa [Labbe, Concilior., tom. 4.], scritta a Zenone Augusto, in cui si congratula del trono ricuperato, e che è data VIII idus octobris P. C. Basilisci et Armati, si dee correggere con iscrivere Basilisco et Armato coss. Potè Zenone Augusto tardar molto a significare al romano pontefice il suo ristabilimento e la sua buona disposizione in favor della Chiesa cattolica. Notisi ora l'epistola quarta del medesimo papa Simplicio, scritta con zelo degno d'un pontefice romano, non già a Zenone Augusto, come saggiamente ha osservato lo stesso Pagi, ma sì bene a Basilisco Augusto. Essa è data Quarto idus januarii, Basilisco Augusto consule, cioè nel presente anno 476; e da essa apparisce che già Timoteo Eluro, usurpatore della chiesa patriarcale d'Alessandria, dall'esilio era ritornato ad occupar la medesima, e di là era passato a Costantinopoli. Ma se nel gennaio del 476, come vuole il padre Pagi, Basilisco s'intruse nell'imperio d'Oriente, come potè papa Simplicio scrivere a lui sul principio d'esso gennaio del 476, se non potea per anche aver intesa la nuova delle mutazion dell'Augusto, e molto men quella dello ristabilimento dell'empio Timoteo? Ancor qui il padre Pagi acconcia la data, con dire che s'ha da scrivere IV idus junias, e non januarias. Ma lasciando nel suo essere quella data, vien essa ad accordarsi col proposto sospetto che nel 475 Basilisco usurpasse la corona d'Oriente, e ne fosse spogliato prima che terminasse l'anno stesso; il che non essendo per anche venuto a notizia di papa Simplicio sul principio di gennaio dell'anno presente 476, potè perciò scrivere ad esso Basilisco per pregarlo di rimediare all'insolenza di Timoteo Eluro. Il padre Labbe e lo stesso Pagi credono che nella data della lettera quarta suddetta si debba leggere Basilisco et Armato coss., e che perciò essa appartenga all'anno presente.
Ma quello che principalmente fa a me credere ben fondata la da me proposta opinione, si è che Malco rettorico [Malch., Hist. Byzant., tom. 1, pag. 93.] e storico forse il più vicino di tutti a questi tempi, e lodato molto da Fozio, ha conservato, negli Estratti che restano, una particolarità degna di molto riguardo in questo proposito, che servirà ancora ad illustrar le cose d'Occidente. Scrive egli che Augusto, ossia Augustolo, figliuolo di Oreste, appena ebbe inteso che Zenone avea ricuperato l'imperio d'Oriente, con cacciarne Basilisco, che obbligò il senato romano a spedirgli un'ambasceria, con rappresentargli che bastava un solo imperadore. E che esso senato avea preso Odoacre persona attissima alla difesa dell'imperio d'Occidente, perchè di gran valore e scienza politica; pregando perciò Zenone di volere ornar costui colla dignità del patriziato. Nello stesso tempo Nipote fuggito in Dalmazia, e che in quelle parti seguitava a farla da imperadore, spedì anch'egli suoi ambasciatori a Zenone per congratularsi della ricuperata corona, e per supplicarlo, che avendo esso Zenone provata la calamità che era toccata ad esso Nipote, volesse aver compassione di lui, ed aiutarlo a ricuperare il perduto imperio. Zenone propose l'affare in senato, e fu risoluto di dar favore a Nipote, sì perchè Verina Augusta era parente della di lui moglie, e sì perchè le disavventure accadute a Zenone il movevano a commiserar lo stato dell'altro. Fu anche determinato che Odoacre prendesse dalle mani di Nipote Augusto la dignità del patriziato, benchè poi Zenone, in iscrivendo ad Odoacre, gli desse egli il titolo di patrizio. Così Malco rettorico. Ciò posto, convien ricordare che Augustolo, fatto imperador d'Occidente nel dì 31 di ottobre dell'anno 475, regnò fino al dì 25 d'agosto dell'anno 476. In questo tempo di mezzo bisogna che seguisse la spedizione de' legati a Costantinopoli a Zenone, il quale era già ritornato sul trono, e tal nuova era già pervenuta a Roma, benchè tanto lontana. Si scorge ancora che poco dovea essere che Odoacre avea occupata l'Italia e Roma, con cercare la grazia e l'approvazione del suo governo dall'imperadore d'Oriente; e per conseguente convien credere che Zenone cadesse dal trono nell'anno 475, e che prima del fine d'esso anno vi risalisse coll'abbassamento di Basilisco, e che in questo medesimo anno andassero a trovarlo le ambascerie del senato romano e di Nipote rifugiato in Dalmazia, e non già ch'egli decadesse nell'anno 476, e risorgesse nell'agosto del 477. In fatti Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] mette la caduta di Zenone e l'usurpazione di Basilisco nell'anno 475. Teofane [Theoph., in Chronogr.] anch'egli, tuttochè citato per la sua opinione dal padre Pagi, pure è contro di lui, e favorevole all'opinione proposta; giacchè egli riferisce il fatto nell'anno primo di Zenone, ed immediatamente dopo la morte di Leone juniore Augusto. Oltre di che, Niceforo [Niceph., lib. 16, cap. 2.] attesta anch'egli che Zenone poco tempo dopo avere ottenuta la dignità imperiale, ne fu spossessato da Basilisco, e però nell'anno 475. Lo stesso si ricava da Cedreno [Cedrenus, in Chron.] e da Joele cronografo [Joel, in Hist. Byz.], stampato dopo Giorgio Acropolita. Però contra di questa opinione non ha da aver forza la Cronica Alessandrina citata dal Pagi, perchè troppo fallace nella cronologia, e nè pur concorde con esso lui in quel sito. Puossi bensì opporre che i consoli del presente anno 476 furono Basilisco il tiranno ed Armato, e conseguentemente non potè nelle calende di gennajo di questo essere stato rimesso in trono Zenone. Ma si risponde che quel Basilisco console potè non essere il tiranno; ed esso in fatti è nominato semplicemente Basilisco senza la giunta d'Augusto o di D. N., cioè domino nostro. Potrebbe dunque Basilisco console in quest'anno essere stato il figliuolo di Armato, che Zenone creò Cesare, secondo l'attestato degli antichi storici, in esecuzione della promessa fatta ad Armato suo il padre, per tirarlo al suo partito. Ed egli precede il padre, perchè di maggior dignità. Quel solo che ragionevolmente può qui far opposizione, si è, che Procopio [Procop., de Bell. Vandal., lib. 1, cap. 7.] e Vittor Turonense [Victor Turonensis, in Chron.] scrivono durata la tirannia di Basilisco un anno ed otto mesi; ed Evagrio due anni. Teofane la stende fino a tre anni. Ma questa medesima discordia fa conoscere che per conto del tempo d'essa tirannia non abbiamo una autorità sicura; ed uno può aver fallato, e gli altri averlo seguitato. Finalmente se non è certo il quando Basilisco, spezialmente a cagione della guerra fatta alla Chiesa cattolica, fosse cacciato, può almen parere convenevolmente mostrato il quando egli occupò l'imperio, cioè l'anno 475, e non già il 476, come pretende il padre Pagi. Nè io aggiugnerò altro intorno alle iniquità di Basilisco, e agli affari della Chiesa, e al terribile incendio succeduto sotto di lui in Costantinopoli, potendosi intorno a ciò consultare il cardinale Baronio [Baron., Annal. Eccl.]. Basterà sapere che Zenone seppe guadagnare i capitani di Basilisco, e ritornar sul trono d'Oriente. Levato con molte promesse dalla chiesa, in cui s'era rifugiato, fu poi barbaramente fatto morir di fame in una prigione colla moglie e co' figliuoli.
CDLXXVII
| Anno di | Cristo CDLXXVII. Indizione XV. |
| Simplicio papa 10. | |
| Zenone imperadore 4. | |
| Odoacre re 2. |
Senza consoli; e però l'anno fu notato Post consulatum Basilisci II et Armati.
Venne a morte in quest'anno Genserico re dei Vandali in Africa. Il cardinal Baronio il reputa mancato di vita nel precedente; ma con più ragione il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.] riferisce la sua morte al dì 24 di gennajo dell'anno presente. Nè può essere altrimenti, stante il trattato che dicemmo seguito tra lui e Odoacre re d'Italia: al che fu necessario del tempo. Concorre del pari questa notizia a rendere più credibile la restituzione sul trono di Zenone Augusto sul fine dell'anno 475. Imperocchè Malco istorico [Malch. in Hist. Byzant., tom. 1, pag. 95.] scrive che un anno dopo lo ristabilimento di Zenone vennero da Cartagine a Costantinopoli gli ambasciatori di Unnerico re d'essi Vandali, succeduto a Genserico suo padre, chiedendo di stabilire una buona amicizia e pace con Zenone, ed offerendo di rinunziare a tutte le pretensioni passate per cagione di Eudocia figliuola di Valentiniano III Augusto, già moglie sua. Fu accettata la esibizione, firmata la pace, e rimandati gli ambasciatori con molti regali. Se, come vuole il Pagi, Zenone avesse ricuperato l'imperio solamente circa l'agosto dell'anno presente 477, Unnerico un anno appresso, cioè circa l'agosto del 478, avrebbe spedita la sua ambasciata. Ma è ben più verisimile, che essendo morto Genserico nel gennajo del presente anno, il successore e figliuolo Unnerico non tardasse ad inviare gli ambasciatori a Costantinopoli, e per conseguente circa il febbrajo o marzo di quest'anno: apparendo perciò che era già corso un anno dappoichè Zenone aveva ricuperato il trono, e non già che Zenone fosse tuttavia in esilio. Venne meno in Genserico ariano un gran persecutore dei Cattolici in Africa, e in tutti i paesi, dove si stese la di lui crudeltà; e cessò ancora un gran flagello dell'Italia, e di altri paesi, che di tanto in tanto quel re barbaro andava infestando e rovinando colle sue flotte. Già di sopra all'anno 456 vedemmo annoverati da Vittore Vitense [Victor Vitens., lib. 1 de Persec.] questi paesi maltrattati da quel re divenuto corsaro. Ma Unnerico suo figliuolo non amò l'infame mestier de' corsari; anzi datosi ai piaceri e ad una vita molle, senza più tenere in piedi l'armata che suo padre sempre aveva in pronto, fu, per quanto potè, alieno dalla guerra. Il suo furore adunque dopo alcuni anni si rovesciò tutto sopra i Cattolici dell'Africa, ch'egli perseguitò barbaramente con levar loro la vita, con esiliare quel piissimo clero e i loro vescovi, ed usar altre maniere di crudeltà contra di essi, descritte dal suddetto Vittore. Zenone imperadore d'Oriente, addottrinato dalle disavventure passate, e stimolato dalle forti preghiere e lettere di papa Simplicio, attese in questi tempi a sanar le piaghe che l'empio tiranno Basilisco avea fatto alla vera Chiesa di Dio col fomentar le varie eresie di que' tempi, e permesso ai vescovi eretici di occupar varie chiese di Oriente e d'Egitto. Poco nondimeno durò questo suo zelo. Intanto nell'anno presente un terribil tremuoto, per testimonianza di Teofane [Theoph., in Chronogr.] e di Cedreno [Cedren., in Histor.], recò immensi danni a Costantinopoli, con abbattere molte chiese e case, e restar sotto le rovine una gran moltitudine di persone. Marcellino conte [Marcellin. Comes, in Chron.] scrive succeduto questo flagello nell'anno 480; ed essendo sì imbrogliata la Cronologia di Teofane, chi sa che non sia da prestar qui più fede a Marcellino scrittore più antico? Di Odoacre re d'Italia altro non si sa sotto quest'anno, se non che egli fece morire Bracila conte in Ravenna, siccome racconta il suddetto Marcellino conte. Bravila vien egli chiamato dal Cronologo del Cuspiniano [Chronolog. Cuspiniani.], che il dice ucciso da esso re nel dì 11 di luglio, ma senza che noi sappiamo altra particolarità di quel fatto. Dovette da lì innanzi attendere Odoacre a stabilire il suo governo nell'Italia, che avea sommamente patito nell'ingresso rovinoso di tanti Barbari. Ma intanto Eurico re dei Visigoti, che signoreggiava nella parte meridionale della Gallia, seppe prevalersi del tempo, in cui l'Italia tutta si trovò sì sconvolta per la venuta di Odoacre. Giordano storico [Jordan., de Reb. Get., cap. 47.] scrive che egli (verisimilmente circa questi tempi) occupò Arles e Marsilia; e potea ben farlo, perchè non v'era chi gli si opponesse. Anzi Procopio [Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.] lasciò scritto che dopo aver Odoacre occupata l'Italia, per conciliarsi l'amicizia de' Visigoti, si contentò che stendessero i confini del loro dominio sino alle Alpi che dividono l'Italia dalle Gallie. Ma non sussiste già che il suddetto Eurico soggiogasse tutta la Gallia, e la Spagna, e i Borgognoni, come soggiugne il prefato storico Giordano. Una parte sì delle Gallie, ma non mai tutte quelle contrade conquistò egli. E sant'Isidoro [Isidor., in Chron. Gothor.] non parla neppur egli se non dell'acquisto delle suddette due città. Oltre di che, il regno de' Borgognoni andò piuttosto crescendo da lì innanzi, e all'anno di Cristo 500 vedremo che essi Borgognoni signoreggiavano un gran paese, e insino la provincia di Marsilia, come s'ha da Gregorio Turonense, se pure in ciò è sicura la di lui autorità.