Passati sei mesi in Roma fra gli applausi e le allegrezze di quel popolo, se ne tornò Teoderico a Ravenna. Stando quivi maritò Amalaberga figliuola di Amalafreda sua sorella, con Ermenfredo re della Turingia. Pubblicò eziandio varie leggi che corrono sotto il nome di Editto, e si leggono nel codice delle leggi antiche e fra le lettere di Cassiodoro. L'autore della Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.] ci insegna che la pubblicazion d'esse fu fatta mentre egli era in Roma. Per quanto crede il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.], fu in questo anno tenuto il secondo sinodo in Roma da papa Simmaco, e in esso a titolo di misericordia fu creato vescovo di Nocera, città della Campania, il suo antagonista Lorenzo. Cita egli in pruova di ciò Anastasio bibliotecario [Anastas. Bibliothec., in Vita Simmach.], Teodoro lettore [Theod. Lector, lib. 2.], Teofane [Theoph., in Chronogr.], Niceforo [Niceph. Callistus, lib. 16.]. Ma Anastasio nulla dice del tempo, in cui fu conferito il vescovato a Lorenzo; e Teodoro lettore, con gli altri Greci, che dicono preso quel ripiego dopo essere durata la divisione per tre anni, non sembra a me testimonio bastevole in questo fatto, di maniera che credo doversi anteporre l'opinion del cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.]: cioè che nel primo concilio e nel precedente anno seguisse la collazione del vescovato di Nocera a Lorenzo. L'Anonimo veronese da me pubblicato [Rerum Italic., part. 5, tom. 3.], chiaramente dice che allorchè Simmaco fu riconosciuto per legittimo papa, Lorenzo ancora venne promosso al vescovato. Lo stesso Teodoro lettore conferma questa verità. Ora è certo, siccome abbiam veduto, che Simmaco nel marzo dell'anno prossimo passato godeva pacificamente il pontificato, e tenne il primo concilio romano. Venuto poco appresso a Roma il re Teoderico, egli solennemente col clero si portò ad incontrarlo fuori di Roma. Adunque se nel primo concilio Simmaco fu dichiarato vero papa, allora parimente, per quietare in qualche maniera le pretensioni di Lorenzo, gli fu conferita la chiesa di Nocera. In questi medesimi tempi nacque gran discordia tra Gundobado e Godigiselo fratelli, amendue re de' Borgognoni. Il primo abitava in Lione, l'altro in Geneva colla signoria della Savoja. Mario Aventicense [Marius Aventicensis, in Chron.], e più copiosamente Gregorio Turonense [Gregor. Turonensis, lib. 2.] raccontano che Godigiselo per opprimere il fratello tramò un inganno con Clodoveo re dei Franchi, promettendo di pagargli tributo da lì innanzi. Clodoveo mosse guerra a Gundobado, e questi chiamò in soccorso il traditor suo fratello Godigiselo, il quale coll'esercito suo andò ad unirsi seco contra i Franchi; ma avendo Clodoveo attaccata battaglia con essi presso Digione, oggidì capitale della Borgogna, ed essendosi unito con lui nel furor della zuffa Godigiselo, riuscì loro facile di sconfiggere Gundobado, il quale scappò ad Avignone, con lasciare il comodo al fratello di occupar buona parte del regno. In quella città fu assediato da Clodoveo; ma con promettergli tributo, restò libero. Ripigliate poi le forze, passò esso Gundobado all'assedio di Vienna, con prenderla ed ammazzarvi Godigiselo che v'era dentro e molti nobili borgognoni della di lui fazione. In questa maniera egli divenne padrone di tutto il regno dell'antica Borgogna, che abbracciava allora la Borgogna moderna, la Savoja, il Delfinato, il Lionese; e, per attestato di Gregorio Turonense [Gregor. Turonens., lib. 2, cap. 35.], anche la provincia di Marsilia, senza che sappiamo come passasse l'affare, avendo noi veduto all'anno 477, che i Visigoti s'erano impadroniti di Marsiglia. Procopio anch'egli scrive che i Visigoti nella Gallia stendevano il loro dominio fino alla Liguria, e per conseguente sotto la lor giurisdizione era la Provenza.


DI

Anno diCristo DI. Indizione IX.
Simmaco papa 4.
Anastasio imperadore 11.
Teoderico re 9.

Consoli

Rufio Magno Fausto Avieno e Flavio Pompeo.

Avieno primo fra questi due consoli appartiene all'Occidente. È creduto dal padre Pagi figliuolo e nipote di quel Gennadio Avieno ch'era stato console nell'anno 450. Se così è, secondo i conti del medesimo Pagi, avrebbe dovuto appellarsi juniore: il che nondimeno non apparisce nei Fasti. Quanto a me io il credo figliuolo di Fausto, a cui Ennodio scrive una lettera [Ennod., Ep. V, lib. 1.] congratulandosi per la dignità consolare conferita ad Avieno di lui figliuolo. L'altro console, cioè Pompeo, fu creato in Oriente, ed era figliuolo di Flavio Ipazio, cioè di un fratello di Anastasio imperadore, come il Du-Cange [Du-Cange, Famil. Byzant. in Anast.] osservò. Divenuto, come dicemmo, padrone di tutta l'antica Borgogna Gundobado, diede fuori in questo anno, o pure nel susseguente, le leggi dei Borgognoni che tuttavia esistono, colle quali, secondo l'asserzione di Gregorio Turonense, egli mise freno alla rapacità e crudeltà del suo popolo, acciocchè non opprimessero i Romani, cioè i vecchi abitanti di quelle contrade, sperando con ciò di acquistarsi la loro benevolenza. In esse leggi, fra l'altre cose, egli permise i duelli, come un rimedio creduto allora tollerabile per ischivar mali e violenze maggiori nelle private inimicizie. Ma nel secolo nono, Agobardo, dottissimo arcivescovo di Lione, scrisse un suo Trattato contra la legge di Gundobado, cioè contra quella, da cui erano permessi i duelli, mostrando fin d'allora l'iniquità e temerità di chi rimetteva al giudizio dell'armi la dichiarazione della verità e falsità delle cose, ossia dell'innocenza e del reato delle persone. Celebre ancora è la conferenza tenuta da santo Avito, vescovo di Vienna del Delfinato, in compagnia dei vescovi d'Arles, Marsilia e Valenza, con gli ariani, alla presenza dello stesso re Gundobado, per desiderio che aveano que' zelanti prelati di condurre esso dall'arianismo alla religion cattolica. Restarono convinti gli ariani, ed alcuni d'essi ancora abbracciarono la cattolica fede; ma Gundobado dimorò saldo ne' suoi errori, con dire fra l'altre cose: Se la vostra fede è la vera, perchè mai i vostri vescovi non impediscono il re de' Franchi che mi ha mossa guerra, e si è collegato co' miei nemici per distruggermi? Abbiamo da Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] sotto il presente anno, che celebrandosi in Costantinopoli i giuochi teatrali sotto Costanzo prefetto della città, una delle fazioni, nemica della cerulea, ossia della veneta, vi introdusse occultamente una gran copia di spade e sassi, e nel più bello dello spettacolo si scagliò contra degli emuli con tal furia e barbarie, che ben tremila persone vi restarono uccise. Dal che si intende che non i soli condottieri delle carrette e de' cavalli formavano le fazioni diverse d'allora, ma anche il popolo, il quale, secondo il suo capriccio, teneva per l'una parte o per l'altra, e dovea comparire allo spettacolo colla veste o divisa della sua fazione. Abbiam veduto nel precedente anno che il poco fa mentovato Gundobado re dei Borgognoni, colla morte di Godigiselo suo fratello, avea slargati i confini del suo regno. Nel presente, se crediamo al padre Daniele [Daniel, Histoire de Franc., tom. 1.], i Franchi e Teoderico re di Italia fecero lega insieme contra del medesimo borgognone, con patto di dividere le conquiste che si facessero, ancorchè l'una delle parti non aiutasse l'altra: nel qual caso dovesse la non operante aver la sua tangente delle conquiste, con isborsar nondimeno una somma d'oro all'altra parte vincitrice. Spedì Teoderico il suo esercito, ma con ordine di andar lentamente, per veder prima ch'esito sortiva la guerra tra i Franchi e Gundobado. Furono rotti in una sanguinosa battaglia i Borgognoni, ed occupata gran parte del loro paese dai Franchi. Allora l'armata di Teoderico passò in fretta l'Alpi, e addusse per iscusa del ritardo la difficultà delle strade. Ciò non ostante, i Franchi mantennero la parola, con dividere i paesi conquistati, e ricevere da Teoderico l'oro pattuito; ed in tal guisa cominciò una parte della Gallia ad essere posseduta dai Goti e dai Germani, cioè dai Franchi. Così il padre Daniele, che da Procopio [Procop., de Bell. Goth. lib. 1, cap. 12.] prese la notizia di questa guerra, ne disegnò il tempo, cioè il presente anno, e n'addusse ancora i motivi, da lui però immaginati. Ma è fuor di dubbio che non in questi tempi, ma sì bene molti anni dipoi, cioè nell'anno 523, fu fatta questa guerra, e non già contra Gundobado, ma sì bene contra Sigismondo suo figliuolo. Infatti Gregorio Turonense scrive che tutto il regno della Borgogna fu in potere di Gundobado dopo la morte del fratello. E poi narrata la vittoria di Clodoveo riportata sopra i Visigoti, dice che il regno di Clodoveo arrivò sino a' confini dei Borgognoni. Più chiaramente scrive Mario Aventicense [Marius Aventicensis, in Chron.] che Gundobado regnum, quod perdiderat, cum eo, quod Godegeselus habuerat, receptum, usque in diem mortis suae feliciter gubernavit. Finalmente avendo Ennodio recitato il suo panegirico al re Teoderico nell'anno 506, e nel seguente con toccare ed esaltare in esso anche le men riguardevoli imprese di lui, ma senza dir menoma parola d'acquisto alcuno fino allora fatto nelle Gallie: di più non occorre per conchiudere, che non può appartenere all'anno presente il racconto di Procopio, ma bensì l'anno 523, come si farà vedere.


DII

Anno diCristo DII. Indizione X.
Simmaco papa 5.
Anastasio imperadore 12.
Teoderico re 10.