Anno diCristo CDXCIX. Indizione VII.
Simmaco papa 2.
Anastasio imperadore 9.
Teoderico re 7.

Console

Giovanni il gobbo, senza collega.

Questo Giovanni console, soprannominato il gobbo, era stato anch'egli uno de' generali dell'imperadore Anastasio, ed avea fatto di molte prodezze nella guerra contro gl'Isauri; però ne ebbe in premio la dignità del consolato. Il Panvinio [Panvin., in Fast. Cons.] aggiugne a questo console un altro, cioè Asclepio, da lui creduto console occidentale. Dello stesso parere è il Relando [Reland., in Fast.], con chiamarlo Asclepione. Crede il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.] asserito ciò dal Panvinio senza pruove: ma ci son due leggi nel Codice Giustinianeo [L. 25,. de Excusation. Tutor. Senatus Consult. de Silentiar.], date amendue Johanne et Asclepione, coss. Contuttociò io non oserei inserire nei Fasti questo Asclepio, od Asclepione, come console certo sulla sola asserzione del codice Giustiniano che troppo abbonda di falli nelle date delle leggi, dacchè tutti i Fasti greci e latini non ci danno se non Giovanni il gobbo per console del presente anno. Pare eziandio che non passasse buona intelligenza tra l'imperadore e Teoderico, perchè non solamente non si trova console creato in Occidente, ma neppure in Roma miriamo segnato l'anno col consolato dell'eletto in Oriente, ma bensì post consulatum Paulini. Non potendosi intanto quetare, nè accordare le fazioni insorte in Roma per l'elezione del papa, finalmente si venne al ripiego di ricorrere a Ravenna al re Teoderico, acciocchè la sua autorità s'interponesse per mettere fine a sì scandalosa discordia. L'Anonimo da me pubblicato [Rer. Ital., part. 2, tom. 3.] scrive che amendue gli eletti ebbero ordine di portarsi alla corte. Teoderico era bensì ariano, ma era anche gran politico, e pare che non volesse inimicarsi alcuna di queste fazioni col consentenziare nelle lor dissensioni. Pertanto, secondochè ha Anastasio [Anastas. Biblioth., in Symmach.], ordinò che l'eletto da più voti e prima consecrato si avesse da tenere per vero romano pontefice. Non è ben chiaro come fosse riconosciuta la legittimità dell'elezione di Simmaco, cioè se in un concilio, oppure in altra maniera. Quello ch'è certo, si truova Simmaco nel dì primo di marzo del corrente anno tener pacificamente un concilio in Roma, ed ivi farla da papa, con formar varii decreti per levar le frodi, prepotenze e brighe, che allora si usavano per elezione dei papi. Anzi essendo sottoscritto a quel concilio Celio Lorenzo arciprete del titolo di santa Prassede, il cardinal Baronio pretende che egli sia lo stesso che dianzi contendeva con Simmaco pel papato; cosa che io non oserei d'affermare come indubitata. Sotto il presente consolato Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] lasciò scritto, che i Bulgari, popolo barbarico, fecero un'irruzione nella Tracia, portando la desolazion dappertutto. Contra d'essi fu spedito Aristo, generale della milizia dell'Illirico, con quindicimila combattenti e cinquecento venti carra cariche tutte di armi da combattere; ma venuto alle mani con essi presso il fiume Zurta, rimase sconfitto, colla morte di tre capitani principali di quell'armata e di quattromila de' più valorosi soldati dell'Illirico. È di parere il padre Pagi [Pagius, Crit. Baron.] che solamente in quest'anno cominciasse a udirsi il nome de' Bulgari in quelle parti. Ma abbiamo osservato di sopra in un frammento dell'autore della Miscella, da me dato alla luce [Histor. Miscella, tom. 1 Rer. Italicar.], e non veduto dal padre Pagi, che venendo in Italia Teoderico per la via del Sirmio nell'anno 489, fu forzato a combattere con Busa re dei Bulgari, a cui diede una rotta. E però intendiamo che fino allora que' Barbari aveano fissato il piede in quella contrada, a cui fu poi dato il nome di Bulgaria. Il nome di costoro si crede non altronde venuto che dal fiume Volga o Bolga, oggidì nella Russia, ossia Moscovia, alle cui rive abitavano un volta quei Barbari.


D

Anno diCristo D. Indizione VIII.
Simmaco papa 3.
Anastasio imperadore 10.
Teoderico re 8.

Consoli

Ipazio e Patricio.

Amendue furono consoli in Oriente. Ipazio, per testimonianza di Procopio [Procop., de Bell. Pers., lib. 2, cap. 8] e di Teofane [Theoph., in Chron.], era figliuolo di Magna sorella d'Anastasio imperadore. Patrizio era di nazione frigio, e valoroso condottier d'armate, come abbiamo dallo stesso Procopio che narra alcune di lui militari imprese. L'anno fu questo, in cui, per quanto scrive Cassiodoro [Cassiodor., in Chron.], Teoderico, che non era per anche stato a Roma, ma che veniva desiderato concordemente dal popolo romano, determinò di portarsi colà. L'Anonimo Valesiano [Anonymus Vales.] nota che l'andata a Roma di Teoderico seguì, dappoichè si era rimessa la pace nella Chiesa romana, cioè dopo essere stato riconosciuto Simmaco per legittimo papa. In fatti con gran magnificenza fece egli la sua entrata in Roma, come se fosse stato cattolico, si portò a dirittura alla basilica vaticana a venerare il sepolcro del principe degli Apostoli. Furono ad incontrarlo fuori della città papa Simmaco e il senato e popolo romano, come s'egli fosse stato un imperadore. Era allora fuori di Roma la suddetta basilica; e però vi si dovette portare anche il papa. Entrato poi Teoderico nella città, passò al senato; e nel luogo appellato Palma fece una allocuzione al popolo, con promettere fra l'altre cose di osservare inviolabilmente tutte le ordinanze fatte dai precedenti principi romani. Questo luogo chiamato Palma probabilmente era qualche gran sala del palazzo imperiale. L'autore antichissimo [Acta Sanctorum Bolland. ad diem 1 januar.] della vita di san Fulgenzio narra, ch'egli essendo in Roma quel giorno, in cui il re Teoderico fece una parlata al popolo nel luogo che si chiama Palma d'oro, ebbe occasione di ammirare la nobiltà, il decoro e l'ordine della curia romana, distinta secondo i varii gradi delle dignità, e di udire i plausi d'esso popolo, e di conoscere qual fosse la gloriosa pompa di questo secolo. Seguita a scrivere il suddetto Anonimo per tricennalem triumphans populo ingressus palatium, exhibens Romanis ludos circensium. Stimano il Valesio e il padre Pagi, che in vece di tricennalem s'abbia quivi a scrivere decennalem. Ma decennalia e non decennalis si solea dire; nè, per confessione dello stesso Pagi, correvano in quest'anno i decennali di Teoderico. Perciò quel passo, senza fallo guasto, è più probabile che significhi o la via per cui fu condotto il trionfo, o il tempo tricenorum dierum, che forse durarono quelle feste. In tal congiuntura Teoderico fece risplendere la sua singolare affabilità verso i senatori, e molto più la sua munificenza verso il popolo romano, perchè gli assegnò e donò ventimila moggia di grano per ogni anno. E affin di ristorare il palazzo imperiale e le mura della città, gli assegnò dugento libbre annue d'oro da ricavarsi dal dazio del vino. Sul principio del suo governo avea Teoderico conferita a Liberio la prefettura del pretorio. Il creò patrizio in questi tempi, e diede quella dignità ad un altro. Fece tagliar la testa ad Odoino conte, che avea cospirato contro la vita di Teodoro figliuolo di Basilio suo superiore. Di questo fatto si trova menzione anche presso Mario Aventicense [Marius Aventicensis, in Chron.]. Volle dipoi che la promessa da lui fatta al popolo, s'intagliasse in una tavola di bronzo, e stesse esposta al pubblico.