Vitaliano e Rustico o Rusticio.

Vitaliano fu console orientale, Rustico occidentale in quest'anno. Rusticio piuttosto che Rustico fu egli appellato, perchè tale si ritrova il suo cognome in un'antica iscrizione [Thesaur. Nov. Inscript., pag. 418.], e nella Cronica Alessandrina [Chron. Alexandr.] e ne' Fasti alessandrini [Fasti Alexandrini.]. Da Vittor Tunonense [Victor Turonensis, in Chron.] vien detto Rusticone. Quanto a Vitaliano, egli è lo stesso che abbiam veduto di sopra coll'armi in mano contra dell'imperadore Anastasio, figliuolo di Patricio, ossia Patriciolo, nipote d'Aspare e pronipote d'Ardaburio, personaggi famosi nella storia di questi tempi, siccome abbiam veduto di sopra. Era egli stato richiamato, siccome dicemmo, alla corte da Giustino Augusto, dichiarato generale delle milizie e promosso in quest'anno alla dignità del consolato, con sapersi inoltre che il suo credito e potere in corte, e la sua confidenza presso di Giustino davano negli occhi di ognuno. Ma cotanto innalzamento suo fu cagione della sua rovina, o pur egli fu esaltato per più facilmente rovinarlo. Abbiamo da Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.] che nel mese settimo del suo consolato egli fu nel palazzo imperiale assalito, e con sedici ferite levato dal mondo, restando in tal occasione trucidati due suoi sergenti Celeriano e Paolo. La cagione della caduta di questo insigne personaggio viene attribuita da Evagrio [Evagr., lib. 4, cap. 3.] ad una perversa politica di Giustino Augusto, il quale, temendo ch'egli, per essere persona di tanta riputazione, potesse tentare delle novità simili alle precedenti, l'adescò con tanti onori, per fargli poi levare la vita. Probabilmente Evagrio prestò qui fede a Zacheria storico Eutichiano e pieno di mal talento contra di Giustino imperador cattolico. Crede il cardinal Baronio che Vitaliano, perchè favoriva i monaci sciti, passasse nel partito degli eretici, e che perciò Giustino il facesse ammazzare. Ma, siccome osservarono il cardinal Noris e il padre Pagi, Vitaliano fu sempre unitissimo colla Chiesa cattolica e nemico degli eretici. E se vogliamo poi credere a Procopio [Procop., in Histor. Arcana, cap. 6.], Giustiniano, nipote di Giustino, quegli fu che con promessa d'impunità per le passate sedizioni, e con giuramenti di buona amistà, e con prenderlo per fratello, trasse Vitaliano alla corte, e poscia inspirati dei sospetti contra di lui all'augusto zio, il fece uccidere, forse dispiacendogli la troppa confidenza in lui posta da Giustino, e temendo d'averlo oppositore o concorrente nella succession dell'imperio. Comunque sia, Giustino non fece rumore nè risentimento alcuno per questo ammazzamento, o perchè si trattava di un suo nipote, o perchè era anch'egli complice del fatto; e Giustiniano crebbe maggiormente da lì innanzi in autorità e potenza. In una lettera di Possessore vescovo a papa Ormisda, scritta nell'anno presente, è parlato de' libri di Fausto Riense, e v'ha queste parole: Filii quoque vestri magistri militum Vitalianus, et Justinianus super hac re rescripto beatitudinis vestrae informari desiderant. Dal che si vede che Giustiniano, al pari di Vitaliano, era salito al posto di generale delle milizie; ma Vitaliano precedeva. Ancorchè fosse seguita la riunion delle chiese per opera del cattolico imperador Giustino e di Giovanni vescovo di Costantinopoli, che terminò i suoi giorni in quest'anno, con aver per successore Epifanio, tuttavia restavano alcune dispute di dottrina, per cagion di una proposizione celebre nella Storia ecclesiastica: De uno de Trinitate passo; nè erano d'accordo alcune chiese d'Oriente, specialmente quella di Costantinopoli, colla Sede apostolica intorno al levar dai dittici i nomi di alcuni vescovi, al tollerarvene degli altri. Fu sopra ciò tenuto un concilio in Costantinopoli, e dipoi spediti da esso concilio i legati a papa Ormisda. Lo stesso Giustino Augusto, anch'egli premuroso di veder estinte le differenze tutte intorno alla religione ed alla disciplina ecclesiastica, spedì al medesimo romano pontefice, Grato maestro dello scrigno per suo ambasciatore, acciocchè seco trattasse dei correnti affari, riconoscendo anch'egli, non meno che i vescovi, il privilegio singolare dei successori di san Pietro, nel governo della Chiesa universale, e nelle decisioni intorno alla dottrina che han da seguitare i fedeli. Sopra questi punti ha da consultare il lettore la Storia ecclesiastica.


DXXI

Anno diCristo DXXI. Indizione XIV.
Ormisda papa 8.
Giustino imperadore 4.
Teoderico re 29 e 11.

Consoli

Flavio Giustiniano e Valerio.

In Oriente fu console Giustiniano; Valerio in Occidente. Era già divenuto Giustiniano l'arbitro dell'imperio di Oriente, sì per essere nipote dell'imperadore e considerato come suo successore, e sì ancora perchè Giustino Augusto, aggravato dagli anni, volentieri scaricava sopra le spalle del giovine nipote il peso del governo. Pertanto egli volle in quest'anno comparire onorato anche dell'illustre dignità del consolato; e per non essere da meno di Eutarico genero del re Teoderico, che sì splendida comparsa avea fatta in Roma, anch'egli fece così magnifiche feste in Costantinopoli, che, al dire di Marcellino conte [Marcell. Comes, in Chron.], il suo consolato riuscì il più famoso di quanti vide mai l'Oriente. Imperciocchè spese dugento ottanta mila soldi (cioè monete d'oro quasi equivalenti allo scudo d'oro de' nostri tempi) in tanti donativi al popolo e in varii spettacoli di macchine. Nell'anfiteatro in un sol giorno fece far la caccia di venti lioni, di trenta pardi e d'altre fiere. Suntuosi furono i giuochi circensi, ne' quali nondimeno egli negò al pazzo popolo l'ultima mappa, cioè non volle mandare il segno del corso dei cavalli: e dopo aver bene regalato i carrettieri, liberamente ancora loro donò assaissimi cavalli con tutte le lor bardature. Nel presente anno Ormisda, papa prudentissimo, veggendo le gravi difficoltà che s'incontravano tuttavia in Oriente per far levare dai sacri Dittici i nomi specialmente di alcuni già vescovi di Costantinopoli, tenuti dai Greci per uomini di santa vita e di credenza cattolica, saggiamente rimise l'affare ad Epifanio patriarca di Costantinopoli, con dichiararlo per tal funzione vicario della sedia apostolica. Terminò la sua vita in quest'anno Ennodio, vescovo di Pavia, celebre pei suoi scritti e per due ambascerie alla corte imperiale di Costantinopoli, come legato pontificio. Fu egli registrato nel ruolo de' santi: cosa non difficile ne' secoli d'allora.


DXXII