DXIX

Anno diCristo DXIX. Indizione XII.
Ormisda papa 6.
Giustino imperadore 2.
Teoderico re 27 e 9.

Consoli

Flavio Giustino Augusto ed Eutarico.

Giustino Augusto, secondo il costume dei suoi predecessori, che procedevano consoli nel primo gennaio del loro imperio, prese il consolato anch'egli in Oriente per quest'anno. Suo collega in Occidente fu Eutarico, soprannominato Cillica, genero del re Teoderico, perchè marito d'Amalasunta di lui figliuola. Stabilì una buona concordia Teoderico col novello Augusto, e non poteva dargli più nobil collega che creando console chi era genero suo. In una lettera [Cassiod., lib. 7, epist. 1.], scritta da Atalarico re, figliuolo di esso Eutarico, all'imperadore Giustino, gli dice: Vos genitorem meum in Italia palmatae claritate decorastis. La toga dei consoli era appellata così per le palme che ricamate in essa si rimiravano. E di qui si raccoglie la dipendenza del re d'Italia dall'imperadore, perchè, sebbene il senato romano eleggeva quel console che più piaceva a Teoderico e ai suoi successori, tuttavia riconoscevano essi la conferma di quella dignità dagli imperadori d'Oriente. Ora noi abbiamo da Cassiodoro [Idem, in Chron.] che Eutarico nel fine dell'anno precedente s'era portato a Roma, per fare nel gennaio del presente la sua entrata da console, e fu accolto dal senato e popolo romano con gran magnificenza e plauso. Da esso Cassiodoro egli è appellato dominus noster: il che fa intendere che egli veniva riguardato come erede presunto della corona, e venerato come ne' precedenti secoli furono i Cesari creati dagli Augusti. Dalla sopraccitata lettera di Atalarico a Giustino Augusto si raccoglie ancora che Eutarico era stato adottato per figliuolo da esso imperadore, non già con adozione legale, ma con quella onoraria che si praticava allora coll'armi. Volle il re Teoderico distinguere questo consolato dagli altri colla grandiosità degli spettacoli, celebrati d'ordine suo e a spese sue per più giorni in Roma: cioè negli anfiteatri battaglie di fiere, non mai più vedute in quella età, che Trasamondo re de' Vandali, amico e cognato di Teoderico, gli avea mandato dall'Africa. Furono eseguiti con sì superbo apparato e tale magnificenza sì fatti spettacoli, che ne stupì in fin Simmaco, legato dell'imperadore Giustino, che c'intervenne; nè si sa se maggior fosse l'ammirazione o il piacere del popolo romano. Di straordinarii regali parimente in tal occasione furono dispensati non meno ai Goti che ai Romani, e varie dignità si videro conferite nella curia. La mira di Teoderico con tante spese fu di affezionare i Romani al genero Eutarico, già destinato a succedergli nel regno. E ne ottenne lo intento, se crediamo a Cassiodoro; perciocchè i Romani fecero più istanze, acciocchè egli continuasse la sua dimora presso di loro; ma Eutarico se ne ritornò a Ravenna, dove si replicarono con tal pompa gli spettacoli, e tanti donativi si fecero ai Goti e Romani, che più splendide comparvero quelle feste, che le pria celebrate in Roma. Non si vuol però tacere quanto lasciò scritto l'Anonimo Valesiano [Anonymus Vales.], con dire che Teoderico, avendo dato il consolato ad Eutarico, trionfò in Roma e in Ravenna; ma che Eutarico era uomo troppo aspro e nemico della religione cattolica. Un altro motivo di gran giubilo ebbe Roma in quest'anno, dacchè le lettere dell'imperador Giustino e di Giovanni cappadoce vescovo di Costantinopoli e di altri vescovi orientali, portarono sicurezze che seguirebbe la pace ed union delle chiese. Però affrettossi papa Ormisda a spedire colà i suoi legati, cioè Germano vescovo (per quanto conghiettura il cardinal Baronio) di Capua e Giovanni vescovo, non si sa di qual chiesa, con Blando prete, Felice e Dioscoro diaconi. Compierono questi felicemente il viaggio e le commissioni loro, spezialmente aiutati e protetti, siccome scrive Teofane [Theoph., in Chronogr.], da Vitaliano conte, potentissimo allora presso l'imperadore. Oltre alla confermazione del concilio calcedonense, che era il punto principale, fu cancellato dai sacri dittici il nome d'Acacio: cosa anche essa che stava tanto a cuore alla sede apostolica. Lo stesso fu praticato pel nome d'altri che aveano comunicato con gli eretici; e massimamente per Zenone ed Anastasio Augusti, principi autori e fomentatori di tante turbolenze nella Chiesa di Dio. Cooperò ancora a questa santa opera Giustiniano nipote di Giustino Augusto, allora capitan delle guardie, e poscia successor nell'imperio, avendone scritto anche a lui papa Ormisda. Leggonsi con piacere presso il cardinal Baronio [Baron., Annal. Eccl.] le relazioni e lettere di quanto occorse in sì lieta congiuntura.


DXX

Anno diCristo DXX. Indizione XIII.
Ormisda papa 7.
Giustino imperadore 3.
Teoderico re 28 e 10.

Consoli